← Il Contribuente ← Tutti i dossier "Guerre"
Approfondimenti fissi · Guerre

Russia e Ucraina: dalle origini a oggi

Timeline verificata del conflitto, dalla crisi del 2014 al 27 ottobre 2026.

Dossier di Il Contribuente · secondo di una serie di approfondimenti sui conflitti in corso

Una guerra che non comincia il 24 febbraio 2022. La guerra russo-ucraina non nasce il 24 febbraio 2022. Il conflitto armato contemporaneo comincia nel 2014, con la crisi politica ucraina, l'occupazione e successiva annessione russa della Crimea e l'inizio della guerra nel Donbass tra le forze governative ucraine e le formazioni separatiste filorusse. Tra il 2014 e il 2021 il conflitto provoca, secondo le stime dell'Ohchr, circa 14.200–14.400 morti complessivi. Il 24 febbraio 2022 la Russia avvia invece un'invasione su vasta scala, estendendo le operazioni militari a gran parte dell'Ucraina.

Questa distinzione è fondamentale: parlare della guerra soltanto a partire dal 24 febbraio 2022 elimina otto anni di conflitto precedente; considerare invece il conflitto del 2014 come una semplice "operazione russa" senza tenere conto delle successive dinamiche militari, politiche e internazionali sarebbe altrettanto riduttivo. Questa pagina mette in fila i principali passaggi, distinguendo tra fatti documentati, stime e posizioni delle parti.

Ultimo aggiornamento: 2 novembre 2026, con i dati disponibili entro questa data. Per le vittime civili viene utilizzato principalmente l'Ohchr; per le perdite militari il Csis. Le cifre non verificabili indipendentemente sono indicate come stime o come risultati dichiarati dalle parti.
Le quattro fasi

Il bilancio storico

Fase 1 · 2014–2015

Guerra aperta nel Donbass

Crimea, nascita delle formazioni separatiste, guerra nel Donbass, MH17 e accordi di Minsk.

Fase 2 · 2016–2021

Conflitto congelato ma non concluso

Linea di contatto relativamente stabile, ma continui combattimenti, vittime e tensione politica.

Fase 3 · Febbraio 2022–2023

Invasione su vasta scala e grandi cambiamenti territoriali

Offensiva russa verso Kiev, ritirata russa dal nord, caduta di Mariupol, conquiste russe nel Donbass, controffensive ucraine a Kharkiv e Kherson, Bakhmut e successiva controffensiva ucraina del 2023.

Fase 4 · 2024 – 21 agosto 2026

Guerra di logoramento e droni

Russia nuovamente all'offensiva, caduta di Avdiivka, incursione ucraina a Kursk, aumento degli attacchi a lunga distanza, crescente impiego di droni, guerra industriale e tentativi diplomatici senza accordo definitivo.

Febbraio – marzo 2014

Crisi politica e Crimea

Alla fine del 2013 il presidente ucraino Viktor Yanukovych sospende il percorso verso un accordo di associazione con l'Unione europea. Seguono le proteste di Euromaidan a Kiev. Nel febbraio 2014 Yanukovych lascia Kiev e successivamente il Paese.

La Russia considera illegittimo il nuovo assetto politico ucraino; Ucraina e gran parte della comunità internazionale considerano invece legittimo il cambiamento istituzionale seguito alla fuga del presidente.

In Crimea, forze russe assumono il controllo di edifici governativi, infrastrutture e punti strategici. Il 16 marzo 2014 viene organizzato un referendum sul futuro status della Crimea. Secondo i risultati ufficiali delle autorità organizzatrici, circa il 96,8–97% dei votanti avrebbe scelto l'adesione alla Russia, con un'affluenza dichiarata superiore all'80%. Il voto non viene riconosciuto dall'Ucraina né dalle Nazioni Unite come base valida per modificare lo status territoriale della Crimea.

Il 18 marzo 2014 la Russia firma il trattato di incorporazione della Crimea e di Sebastopoli nella Federazione Russa. L'Assemblea generale dell'Onu approva successivamente la risoluzione 68/262, che riafferma l'integrità territoriale dell'Ucraina e considera il referendum privo di validità. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha inoltre riconosciuto, nell'ambito delle proprie valutazioni sul contenzioso relativo alla Crimea, l'esistenza del controllo russo sulla penisola già dal febbraio 2014.

Dato essenziale

La Russia considera la Crimea parte della Federazione Russa; Ucraina, Onu e gran parte della comunità internazionale la considerano territorio ucraino temporaneamente occupato.

Fonte: documentazione Onu e Corte europea dei diritti dell'uomo
Aprile 2014

Inizio della guerra nel Donbass

Nelle regioni orientali di Donetsk e Luhansk gruppi armati filorussi occupano edifici pubblici e proclamano entità separatiste. Il governo ucraino lancia quella che viene definita "Anti-Terrorist Operation". Comincia una guerra tra le forze governative ucraine e le formazioni separatiste.

La Russia nega inizialmente di essere parte diretta del conflitto, mentre Ucraina e governi occidentali accusano Mosca di fornire armi, finanziamenti, personale e sostegno militare ai separatisti. Nel corso degli anni successivi vengono documentati combattenti provenienti dalla Russia e trasferimenti di equipaggiamento militare verso il Donbass.

La misura dell'intervento diretto russo nel periodo iniziale è stata oggetto di controversie politiche, ma il coinvolgimento russo nel conflitto diventa progressivamente documentato da numerose fonti internazionali.

2 maggio 2014

Odessa: gli scontri e l'incendio della Casa dei Sindacati

Il 2 maggio 2014 Odessa è teatro di violenti scontri tra gruppi con posizioni contrapposte sulla crisi ucraina. Gli scontri iniziano nel centro della città e successivamente si spostano nell'area di Kulikovo Field e della Casa dei Sindacati. Un incendio coinvolge l'edificio nel quale si erano rifugiati numerosi manifestanti filorussi.

L'Ohchr ha registrato 48 morti complessivi negli eventi del 2 maggio. Circa 42 persone morirono nell'incendio della Casa dei Sindacati, mentre altre vittime morirono negli scontri precedenti. Le autorità internazionali hanno criticato duramente la gestione dell'ordine pubblico e le successive indagini. L'Onu ha inoltre sottolineato la violenza esercitata da entrambe le parti e le carenze delle autorità nel prevenire gli scontri e nell'accertare efficacemente le responsabilità.

I numeri

48 morti complessivi negli eventi di Odessa del 2 maggio 2014, di cui circa 42 nell'incendio della Casa dei Sindacati; centinaia di feriti.

Fonte: Ohchr e Consiglio d'Europa
Una precisazione importante su Azov

Azov non partecipò agli eventi di Odessa del 2 maggio 2014. Il nucleo originario del battaglione Azov viene costituito il 5 maggio 2014, quindi dopo gli eventi di Odessa. Attribuire ad Azov l'incendio della Casa dei Sindacati è pertanto storicamente errato.

11 – 12 maggio 2014

I referendum di Donetsk e Luhansk

L'11 maggio 2014 vengono organizzati referendum nelle aree controllate dai separatisti di Donetsk e Luhansk. I risultati dichiarati dagli organizzatori indicano percentuali molto elevate di voto favorevole all'autoproclamazione delle rispettive "repubbliche popolari". I referendum non vengono riconosciuti dal governo ucraino né dalla comunità internazionale come consultazioni valide.

Il 12 maggio la leadership separatista di Donetsk chiede alla Russia di prendere in considerazione l'annessione. La Russia non procede all'annessione di Donetsk e Luhansk nel 2014.

Maggio 2014

Azov: nascita e origini

Il battaglione Azov nasce come formazione volontaria impegnata nel conflitto contro i separatisti filorussi. Le sue origini sono legate all'ambiente del nazionalismo radicale ucraino. È documentata la presenza, tra alcuni fondatori e membri iniziali, di persone associate all'estrema destra e a ideologie ultranazionaliste e, in alcuni casi, neonaziste.

Successivamente Azov viene incorporato nella Guardia nazionale ucraina, diventando una formazione militare ufficiale.

Due generalizzazioni da evitare

È documentato che il movimento originario di Azov abbia avuto forti componenti dell'estrema destra; non è invece corretto dedurre da questo che ogni membro di Azov sia nazista o che l'intero esercito ucraino sia nazista.

Analogamente, l'esistenza di Azov non dimostra che il governo ucraino sia controllato dall'estrema destra.

2014 – 2015

Escalation nel Donbass: Ilovaisk, Debaltseve e il volo MH17

I combattimenti aumentano. Tra le principali battaglie vi sono quelle per Ilovaisk e Debaltseve.

Nel 2014 un aereo civile, il Malaysia Airlines MH17, viene abbattuto sopra il Donbass. Morirono tutte le 298 persone a bordo. Le successive indagini internazionali attribuirono il lancio del missile a un sistema Buk proveniente dalla Russia e alla formazione separatista responsabile dell'area di lancio. La Russia ha contestato le conclusioni delle indagini.

5 settembre 2014

Primo accordo di Minsk

Viene firmato il Protocollo di Minsk. L'obiettivo è interrompere i combattimenti e creare un percorso politico per il Donbass. Il cessate il fuoco non regge pienamente e i combattimenti continuano.

Febbraio 2015

Minsk II

Dopo la nuova escalation militare viene raggiunto un secondo accordo, noto come Minsk II. Il pacchetto prevede, tra le altre cose:

  • cessate il fuoco;
  • ritiro delle armi pesanti;
  • scambio di prigionieri;
  • riforma costituzionale ucraina;
  • particolare status per alcune aree di Donetsk e Luhansk;
  • ripristino del controllo ucraino del confine con la Russia.

Gli accordi non vengono attuati integralmente. Il conflitto entra in una fase di guerra a bassa e media intensità lungo la linea di contatto.

2015 – 2021

La guerra congelata che non era realmente congelata

Negli anni successivi il fronte cambia relativamente poco rispetto alla fase iniziale, ma continuano bombardamenti, scontri, vittime militari e civili, mine, violazioni del cessate il fuoco, arresti e detenzioni, e accuse reciproche di violazioni dei diritti umani. Le Nazioni Unite documentano violazioni commesse da entrambe le parti.

Questo punto è importante: il fatto che la Russia abbia successivamente lanciato l'invasione del 2022 non significa che tutte le violazioni commesse nel Donbass prima del 2022 siano state commesse esclusivamente da una sola parte. Allo stesso modo, documentare violazioni ucraine non cancella il coinvolgimento russo o separatista.

2019

Zelensky presidente

Volodymyr Zelensky vince le elezioni presidenziali ucraine con un'ampia maggioranza. Uno dei temi centrali della sua politica è la ricerca di una soluzione al conflitto nel Donbass. Nel dicembre 2019 Zelensky e Vladimir Putin partecipano a un vertice a Parigi nell'ambito del formato Normandia. Non viene raggiunta una soluzione definitiva.

2020 – 2021

Crescente tensione

Nel 2021 la Russia concentra progressivamente grandi quantità di forze militari vicino ai confini dell'Ucraina. Mosca presenta le proprie richieste di sicurezza come risposta all'espansione della Nato e alle proprie preoccupazioni strategiche. Tra le richieste russe vi sono garanzie contro un'ulteriore espansione della Nato verso est e restrizioni alla presenza militare occidentale nell'Europa orientale.

Gli Stati Uniti e la Nato respingono le richieste, considerate incompatibili con il principio secondo cui ogni Stato può scegliere liberamente le proprie alleanze. Alla fine del 2021 e all'inizio del 2022 aumentano drasticamente le tensioni.

21 febbraio 2022

Russia riconosce Donetsk e Luhansk

Vladimir Putin riconosce formalmente le autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk. La Russia firma con esse accordi di cooperazione e sicurezza. Ucraina, Stati Uniti, Unione europea e altri governi considerano il riconoscimento una violazione della sovranità territoriale ucraina.

24 febbraio 2022

L'invasione su vasta scala

Alle prime ore del 24 febbraio 2022 la Russia avvia un'invasione su vasta scala dell'Ucraina. Le operazioni vengono condotte contemporaneamente da più direzioni: nord verso Kiev, nord-est verso Kharkiv, sud dalla Crimea, est dal Donbass.

Putin definisce l'operazione una "operazione militare speciale". Le autorità russe indicano tra le motivazioni la protezione del Donbass, la sicurezza della Russia e la "denazificazione" e "demilitarizzazione" dell'Ucraina. Ucraina e maggioranza degli Stati membri dell'Onu descrivono invece l'azione come un'aggressione e una violazione della sovranità e dell'integrità territoriale ucraina.

L'invasione trasforma il conflitto regionale del Donbass in una guerra su scala nazionale e internazionale.

Febbraio – aprile 2022

Kiev, Kharkiv e il fallimento dell'offensiva settentrionale

Le forze russe avanzano verso Kiev. I combattimenti interessano anche Bucha, Irpin, Hostomel, Chernihiv, Sumy e Kharkiv. L'offensiva russa verso Kiev non raggiunge l'obiettivo di conquistare la capitale. Tra fine marzo e aprile le forze russe si ritirano dalle regioni settentrionali. Dopo il ritiro vengono scoperte numerose vittime civili nelle aree precedentemente occupate.

Bucha

A Bucha vengono rinvenuti numerosi corpi di civili. Le autorità ucraine accusano le forze russe di esecuzioni e altri crimini. Le Nazioni Unite hanno documentato uccisioni di civili e altre gravi violazioni. La Russia respinge le accuse e sostiene che alcune immagini e ricostruzioni siano state manipolate. Le indagini internazionali hanno successivamente documentato numerosi casi di uccisione deliberata di civili e altre violazioni attribuite alle forze russe.

Marzo – aprile 2022

I negoziati

Russia e Ucraina avviano diversi cicli di negoziati, anche in Bielorussia e successivamente in Turchia. Vengono discussi: neutralità ucraina, garanzie di sicurezza, status dei territori, futuro della Crimea, Donbass, cessate il fuoco. Non viene raggiunto un accordo definitivo. Le due parti forniscono successivamente versioni differenti sul motivo del fallimento dei negoziati.

Marzo – maggio 2022

Mariupol: assedio, teatro e maternità

Mariupol viene circondata dalle forze russe e subisce pesanti bombardamenti: vengono colpiti edifici residenziali, infrastrutture e strutture civili. Tra gli episodi più noti: l'attacco al teatro di Mariupol, l'attacco alla maternità, e l'assedio dell'acciaieria Azovstal. Il numero reale delle vittime dell'assedio rimane incerto; le autorità ucraine stimarono circa 20.000 morti civili nella città, dato non verificato indipendentemente.

Il 16 marzo 2022 il teatro drammatico di Mariupol, utilizzato anche come rifugio per civili, viene colpito. Le autorità ucraine affermano che l'edificio fu deliberatamente bombardato dalle forze russe; la Russia nega e sostiene che l'edificio fosse stato utilizzato da combattenti ucraini. Un'indagine di Amnesty International ha concluso che l'attacco fu probabilmente effettuato da forze russe e che vi furono vittime civili. Le stime iniziali di circa 600 morti sono state ampiamente citate, ma non devono essere presentate come un conteggio definitivo verificato.

I numeri

Vittime civili complessive dell'assedio: ~20.000 secondo le autorità ucraine (non verificato indipendentemente).

Teatro di Mariupol, 16 marzo 2022: ~600 morti secondo una stima ampiamente citata ma non verificata come bilancio definitivo.

Fonte: autorità municipali di Mariupol, Amnesty International
Marzo – maggio 2022

Azovstal e la propaganda della "denazificazione"

Nell'acciaieria Azovstal si rifugiano combattenti ucraini e civili. Tra i combattenti vi sono membri del Reggimento Azov, insieme ad altre unità ucraine. Dopo settimane di assedio, i combattenti vengono evacuati o si arrendono. La Russia parla di resa; l'Ucraina parla di evacuazione e salvataggio dei militari. Le cifre comunicate dalle parti variano: sono generalmente indicati circa 2.400–2.500 combattenti coinvolti nella resa/evacuazione finale.

La presenza di Azov ad Azovstal diventa uno degli elementi centrali della propaganda russa, che sostiene che Azov rappresenti la presenza del nazismo nell'apparato militare ucraino.

Cosa è documentato e cosa no

È storicamente documentato che: Azov nasce nel 2014; il movimento originario ha avuto legami con l'estrema destra; alcuni fondatori e membri iniziali avevano ideologie ultranazionaliste e neonaziste; il reparto viene successivamente integrato nella Guardia nazionale.

Non è invece dimostrato che: tutti i membri di Azov siano nazisti; l'intero esercito ucraino sia nazista; lo Stato ucraino sia controllato da nazisti; la presenza di Azov costituisca da sola una giustificazione giuridica dell'invasione russa. Sono due questioni diverse.

Giugno – agosto 2022

La guerra si sposta verso est e sud

Dopo il fallimento dell'offensiva verso Kiev, la Russia concentra maggiormente le proprie forze nel Donbass. Le forze russe conquistano progressivamente Severodonetsk, Lysychansk e altre aree del Donbass. La battaglia per il controllo del Donbass diventa sempre più una guerra di artiglieria e logoramento.

Agosto – novembre 2022

Le controffensive ucraine

L'Ucraina avvia un'importante controffensiva. A settembre le forze ucraine riconquistano ampie aree nella regione di Kharkiv; il fronte russo nel nord-est collassa in diversi settori. A novembre l'Ucraina riconquista la città di Kherson, costringendo le forze russe a ritirarsi sulla sponda orientale del Dnipro. Sono le principali conquiste territoriali ucraine della guerra dopo l'invasione su vasta scala.

30 settembre 2022

Le annessioni russe

La Russia organizza referendum nelle aree occupate di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson. I risultati ufficiali dichiarati dalle autorità russe indicano percentuali di voto favorevoli estremamente elevate. La Russia proclama l'annessione dei quattro territori il 30 settembre 2022, pur non controllando militarmente l'intero territorio delle quattro regioni.

L'Assemblea generale dell'Onu condanna l'annessione: 143 favorevoli, 5 contrari, 35 astensioni. L'Onu considera i referendum privi di validità come base per modificare i confini internazionalmente riconosciuti dell'Ucraina.

2023

Guerra di logoramento: Bakhmut, Kakhovka, la rivolta Wagner

La battaglia di Bakhmut dura mesi; le forze russe impiegano massicciamente il gruppo Wagner. Nel maggio 2023 Wagner e forze russe dichiarano la conquista della città; l'Ucraina mantiene inizialmente alcune posizioni periferiche e conduce poi operazioni sui fianchi.

Il 6 giugno 2023 la diga di Kakhovka viene distrutta, con conseguenze enormi: inondazioni, evacuazioni, morti, danni alle abitazioni, danni agricoli, problemi all'approvvigionamento idrico. Russia e Ucraina si accusano reciprocamente; non esiste un consenso internazionale definitivo che consenta di attribuire con assoluta certezza la responsabilità dell'esplosione a una sola parte.

Nello stesso mese, il capo di Wagner Yevgeny Prigozhin accusa il ministero della Difesa russo di incompetenza e lancia una marcia armata verso Mosca; le forze Wagner occupano temporaneamente Rostov sul Don, poi Prigozhin interrompe la marcia dopo una mediazione. Il 23 agosto 2023 Prigozhin muore in un incidente aereo.

Tra estate e autunno l'Ucraina lancia una grande controffensiva con l'obiettivo di rompere il corridoio terrestre russo verso la Crimea: ottiene alcuni progressi ma non raggiunge il principale obiettivo operativo, contro difese russe fatte di campi minati, trincee, fortificazioni, ostacoli anticarro, artiglieria e droni. Alla fine del 2023 la linea del fronte rimane sostanzialmente stabile rispetto alle aspettative ucraine iniziali.

2024

La Russia recupera l'iniziativa: Avdiivka, Kursk, la guerra dei droni

Il 2024 segna un cambiamento dell'equilibrio militare: l'Ucraina deve affrontare carenza di munizioni e personale, ritardi negli aiuti occidentali, crescente pressione russa. A febbraio le forze russe conquistano Avdiivka, importante centro fortificato del Donetsk, da cui l'esercito ucraino si ritira — una delle principali conquiste russe dopo Bakhmut.

Ad aprile, dopo mesi di blocco politico, il Congresso Usa approva un nuovo pacchetto di aiuti all'Ucraina da circa 61 miliardi di dollari, in un momento in cui Kiev denuncia una grave carenza di munizioni. A maggio la Russia apre una nuova direttrice offensiva nella regione di Kharkiv, per creare pressione sulla seconda città ucraina e costringere Kiev a spostare truppe dal Donbass: l'offensiva non porta alla conquista di Kharkiv.

Il 6 agosto 2024 forze ucraine attraversano il confine internazionale entrando nella regione russa di Kursk — la prima grande operazione militare ucraina su territorio russo internazionalmente riconosciuto dall'inizio dell'invasione. L'Ucraina conquista inizialmente diversi centri abitati; la Russia avvia poi una controffensiva, e il controllo territoriale dell'area cambia più volte nei mesi successivi.

Il conflitto entra sempre più nell'era dei droni: entrambe le parti utilizzano droni FPV, da ricognizione, d'attacco, missili a lungo raggio e droni navali. L'Ucraina aumenta gli attacchi contro raffinerie, depositi di carburante, aeroporti militari, infrastrutture energetiche e la flotta russa; la Russia continua una campagna contro rete elettrica, industrie, porti, infrastrutture e città ucraine.

2025

Intensificazione della guerra e nuovi tentativi diplomatici

Nel 2025 il conflitto continua senza un accordo politico definitivo. La guerra diventa sempre più caratterizzata da droni a lungo raggio, attacchi alle infrastrutture, bombardamenti missilistici, guerra elettronica, attacchi alle raffinerie e combattimenti nel Donetsk. La Russia mantiene l'iniziativa in diversi settori del fronte; l'Ucraina continua a compensare la relativa inferiorità numerica con droni, attacchi a distanza e sostegno occidentale.

Nel corso dell'anno riprendono contatti diplomatici diretti e indiretti tra Russia e Ucraina. I principali ostacoli rimangono: territorio, status dei territori occupati, garanzie di sicurezza, neutralità o rapporto dell'Ucraina con la Nato, sanzioni, condizioni per il cessate il fuoco. Le due parti continuano a mantenere posizioni molto distanti.

Gennaio – febbraio 2026

Nuova fase diplomatica: Abu Dhabi e Ginevra

All'inizio del 2026 riprendono negoziati tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, con incontri ad Abu Dhabi e successivamente a Ginevra. Il terzo ciclo di colloqui trilaterali si svolge a Ginevra il 17 e 18 febbraio 2026: rappresenta il più importante canale diplomatico multilaterale riaperto dopo anni di guerra, ma non produce un accordo definitivo. Le principali divergenze riguardano ancora territori occupati, garanzie di sicurezza, futuro militare dell'Ucraina, cessate il fuoco e condizioni politiche di un eventuale accordo.

Marzo – giugno 2026

Primavera 2026: aumentano gli attacchi e le vittime civili

Durante la primavera del 2026 la guerra aerea si intensifica e l'Ohchr registra un aumento significativo delle vittime civili.

  • Marzo 2026: almeno 216 civili uccisi e 1.242 feriti.
  • Aprile 2026: 238 morti e 1.404 feriti — il dato mensile più alto dal luglio 2025.
  • Maggio 2026: 274 civili uccisi e 1.763 feriti — il livello mensile più elevato dal 2022, fino a quel momento.
  • Giugno 2026: 293 civili uccisi e 1.990 feriti — un totale di 2.283 vittime tra morti e feriti, il livello mensile più alto dall'aprile 2022.

Nel primo semestre 2026 l'Onu verifica complessivamente 1.396 civili uccisi e 7.978 feriti: rispetto allo stesso periodo del 2025, le vittime civili risultano aumentate del 37%. Gli attacchi russi contro infrastrutture energetiche e città ucraine continuano; parallelamente l'Ucraina intensifica gli attacchi con droni contro obiettivi militari ed energetici in territorio russo.

I numeri

Vedi la sezione "Il costo umano" più sotto per il dettaglio completo dei dati Ohchr mese per mese e il confronto con il 2025.

Fonte: Ohchr
Luglio 2026

Nuova escalation e il bilancio Csis sulle perdite militari

La guerra aerea continua ad aumentare: il 2 luglio Kiev subisce uno dei più pesanti attacchi russi dell'anno, con centinaia di droni e decine di missili, mentre l'Ucraina continua a colpire obiettivi russi con droni a lungo raggio. Il conflitto assume sempre più le caratteristiche di una guerra industriale basata sulla produzione di massa di droni e missili.

Secondo lo studio del Center for Strategic and International Studies (Csis) pubblicato il 1° luglio 2026, tra febbraio 2022 e giugno 2026 la Russia avrebbe subito circa 1,4 milioni di perdite militari complessive (morti, feriti, dispersi), di cui 400.000–450.000 morti; l'Ucraina circa 525.000–625.000 perdite complessive, di cui 125.000–150.000 morti. Il totale delle perdite militari russe e ucraine supera quindi 2 milioni — ma attenzione: 2 milioni non significa 2 milioni di morti. Il termine casualties comprende generalmente morti, feriti e dispersi, e queste cifre sono stime, non conteggi ufficiali verificabili soldato per soldato.

I numeri

Vedi la sezione "Il costo umano" più sotto per la tabella completa delle perdite militari stimate dal Csis.

Fonte: Center for Strategic and International Studies (Csis), "Russian Blood and Treasure: The Ballooning Costs of Putin's War", 1° luglio 2026
14 – 21 agosto 2026

Il Mar Nero, nuovi attacchi e la situazione al 21 agosto

Il 14 agosto la Turchia propone iniziative diplomatiche per ridurre le ostilità nel Mar Nero. La Russia respinge l'idea di una tregua limitata al traffico marittimo, mentre l'Ucraina sostiene la necessità di proteggere la navigazione commerciale: la situazione nel Mar Nero resta quindi parte integrante del conflitto.

Nella notte tra il 17 e il 18 agosto la Russia lancia una nuova grande ondata di droni contro l'Ucraina, mentre l'Ucraina continua le proprie operazioni con droni contro obiettivi in territorio russo. Il fronte terrestre rimane caratterizzato da avanzamenti locali, senza una svolta strategica decisiva. Secondo l'Institute for the Study of War, a metà agosto le forze russe ottengono avanzamenti in alcuni settori, mentre le forze ucraine mantengono capacità offensive locali e continuano gli attacchi a lungo raggio contro il territorio russo.

Il 20 agosto 2026 la Russia lancia un grande attacco combinato contro Kiev e altre zone dell'Ucraina, con missili balistici, missili da crociera e droni: vengono colpite aree residenziali e infrastrutture, con danni anche a una scuola e a una struttura sanitaria pediatrica. Il bilancio comunicato dalle autorità varia nel corso della giornata; le fonti internazionali riportano almeno 15–16 morti e decine di feriti. L'attacco evidenzia nuovamente la difficoltà ucraina nel contrastare i missili balistici a causa della limitata disponibilità di intercettori Patriot.

Alla data del 21 agosto 2026, la guerra non è terminata: non esiste un cessate il fuoco generale e permanente. Le forze russe controllano circa il 20% del territorio internazionalmente riconosciuto dell'Ucraina, includendo Crimea e territori occupati nel Donbass e nel sud — la percentuale esatta varia in funzione dei criteri utilizzati e dei cambiamenti del fronte. I negoziati rimangono aperti ma senza un accordo definitivo: il vice ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha dichiarato il 21 agosto che Mosca è disponibile a valutare nuove proposte, purché tengano conto delle "realtà sul terreno" — il che non equivale a un accordo di pace né a un cessate il fuoco.

9 – 10 ottobre 2026

La telefonata Trump-Putin, il gasolio russo e i colloqui di Miami

Il 9 ottobre 2026 Donald Trump e Vladimir Putin hanno una telefonata di circa novanta minuti. Subito dopo Trump annuncia che la Russia fornirà oltre 300.000 tonnellate di gasolio, poi 500.000 a novembre e un milione in seguito; il Tesoro americano (Ofac) concede una licenza temporanea che sospende le sanzioni sul diesel russo fino al 7 aprile 2027. Il Cremlino definisce il colloquio «molto intenso e amichevole» e ribadisce che gli obiettivi dell'«operazione militare speciale» non sono cambiati.

Nelle stesse ore a Miami gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner incontrano la delegazione ucraina. Zelensky afferma che la squadra di Kiev è stata «usata come cortina fumogena», parla di una «decisione debole di partner forti» e scrive che «i regali a Putin non porteranno la pace»: secondo Kiev la vendita del diesel darà a Mosca nuove entrate per la guerra. L'Ucraina chiede invece una tregua energetica reciproca; un funzionario americano sostiene che Trump abbia scelto l'accordo dopo che Zelensky aveva ignorato le richieste di fermare gli attacchi alle raffinerie russe.

Al 10 ottobre 2026 la guerra non è terminata: non esiste un cessate il fuoco generale né una tregua energetica, e i negoziati restano aperti senza un accordo definitivo.

11 – 12 ottobre 2026

La «tregua energetica» annunciata da Trump

L'11 ottobre 2026 Trump annuncia sui social una «tregua energetica» immediata: secondo il presidente americano Russia e Ucraina hanno accettato di fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche. Kiev, secondo un funzionario sentito dalla Cnn, apprende la notizia dal post; Zelensky dice che l'Ucraina la sostiene e smetterà di colpire gli impianti russi se Mosca farà lo stesso. Il Cremlino non conferma pubblicamente.

La sera stessa, secondo funzionari ucraini, un attacco russo colpisce la centrale termoelettrica CHP-5 di Kharkiv; Zelensky riferisce di oltre 200 attacchi russi contro produzione e trasmissione di elettricità nell'ultima settimana. Le precedenti tregue energetiche (la moratoria di 30 giorni della primavera 2025 e la pausa conclusa il 1° febbraio 2026) non hanno retto.

Al 12 ottobre 2026 la guerra non è terminata: la tregua energetica è annunciata da Washington ma non confermata da Mosca, e non esiste un cessate il fuoco generale.

12 – 13 ottobre 2026

Le accuse di violazione della tregua e le nuove sanzioni europee

Il 12 ottobre 2026, intervenendo in video al Warsaw Security Forum, Zelensky accusa la Russia di aver già violato la «tregua energetica» annunciata da Trump: secondo la compagnia ucraina Naftogaz, nella notte sono stati colpiti impianti di produzione del gas nella regione di Kharkiv, con un incendio e danni a «equipaggiamenti critici». Zelensky avverte che, se Mosca non accetterà la tregua, l'Ucraina «risponderà». Secondo The Moscow Times, gli attacchi ucraini della notte sembrano invece aver risparmiato le raffinerie russe; il ministero della Difesa di Mosca dichiara di aver abbattuto 151 droni ucraini su dieci regioni e sulla Crimea.

Il Cremlino non conferma né smentisce formalmente l'intesa: secondo Al Jazeera il portavoce Dmitry Peskov afferma che i colloqui su una possibile tregua energetica proseguono, ma respinge la proposta di Zelensky di una tregua di 60 giorni per consentire le elezioni, sostenendo che Mosca punta a una pace di lungo periodo. Il presidente francese Macron dice di non aver notato «nelle ultime 48 ore» alcuna tregua energetica da parte russa. Lo stesso giorno i ministri degli Esteri dell'Unione europea approvano quasi 1.600 nuove iscrizioni nella lista delle sanzioni contro la Russia, che l'Alta rappresentante Kaja Kallas definisce il più ampio allargamento dall'inizio della guerra.

Al 13 ottobre 2026 la guerra non è terminata: la tregua energetica resta un annuncio americano senza conferma di Mosca e con accuse di violazione da parte di Kiev, e non esiste un cessate il fuoco generale.

13 – 14 ottobre 2026

La tregua energetica contesa e i nuovi negoziati di adesione all'Ue

Il 13 ottobre 2026 Trump insiste che la «tregua energetica» esiste e parla di «violazioni da entrambe le parti». Zelensky sostiene che dopo l'annuncio la Russia abbia colpito almeno sei impianti energetici, con 33 feriti, mentre Kiev da allora non avrebbe attaccato raffinerie russe. Secondo Reuters, martedì 13 Mosca non ha colpito obiettivi energetici per la prima volta da domenica, concentrandosi su trasporti e logistica; a Kharkiv un raid su un palazzo ha causato quattro morti e almeno undici feriti, e l'aeronautica ucraina riferisce di 88 droni abbattuti su 108. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov dice soltanto che «i contatti proseguono». Nella notte Ukrenergo annuncia limitazioni ai consumi elettrici in diverse regioni per tutta la giornata del 14 ottobre, a causa dei danni dei bombardamenti.

Lo stesso 13 ottobre, a Lussemburgo, l'Unione europea apre con Ucraina e Moldova i cluster 2 (mercato interno) e 3 (competitività e crescita inclusiva) dei negoziati di adesione, arrivando a quattro su sei. Il via libera arriva dopo che l'Ungheria ritira il veto, in seguito alla legge ucraina n. 16119 sui diritti educativi delle minoranze nazionali, approvata dalla Verkhovna Rada e firmata da Zelensky. A Washington dodici senatori dei due partiti chiedono a Trump di revocare l'accordo sul gasolio russo.

Al 14 ottobre 2026 la guerra non è terminata: la tregua energetica resta un annuncio americano non confermato da Mosca, e non esiste un cessate il fuoco generale.

15 – 17 ottobre 2026

Kiev abbandona la tregua energetica e torna a colpire le raffinerie

Giovedì 15 ottobre 2026 l'Ucraina dichiara chiusa la breve tregua sugli obiettivi energetici, sostenendo che Mosca non l'ha rispettata. «Abbiamo chiuso», dice Zelensky al Financial Times. Lo stesso giorno un drone colpisce una raffineria nella regione di Ryazan, circa 300 chilometri a sud-est di Mosca: secondo il ministero della Difesa russo e il governatore Pavel Malkov scoppia un incendio, e secondo MeteoWeb ed EnergyNow un impianto di lavorazione primaria viene messo fuori uso. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov sostiene che Kiev non abbia mai smesso di colpire le raffinerie; il ministro degli Esteri Sergej Lavrov parla di una «sfida diretta e grossolana al presidente Trump» (AP).

Si apre anche uno scontro tra Kiev e Washington. In un'intervista a Piers Morgan, Zelensky dice di sentirsi tradito da Trump, citando l'accordo sul gasolio russo, l'annuncio della tregua energetica e le limitazioni a Starlink. Trump, a Newsmax, definisce Zelensky «più difficile da trattare di Putin» e suggerisce all'Ucraina di votare per sostituirlo. Secondo l'AP, nella notte tra il 14 e il 15 ottobre la Russia lancia oltre 850 droni su 15 regioni, secondo Zelensky; nella regione di Kirovohrad un attacco durato oltre dieci ore causa tre morti e sei feriti.

Venerdì 16 ottobre, riferisce l'AP, attacchi russi su nove regioni lasciano senza elettricità centinaia di migliaia di famiglie, con almeno 15 feriti. La Missione Onu di monitoraggio dei diritti umani in Ucraina conta a settembre almeno 328 civili uccisi e 2.105 feriti, l'85% in più rispetto a settembre 2025; secondo la responsabile Danielle Bell le prime due settimane di ottobre sono state «tra le più letali per i civili da anni». Il ministero della Difesa russo afferma di aver intercettato nella notte 644 droni ucraini, e negli aeroporti di Mosca quasi 160 voli vengono ritardati o cancellati. Al vertice Ue di Bruxelles Zelensky ringrazia i Ventisette; l'Alta rappresentante Kaja Kallas ammette che con gli alleati americani «è molto difficile in questo momento». Nel Mar Nero, dopo i droni che hanno colpito navi commerciali al largo di Bulgaria e Romania, il presidente romeno Nicușor Dan chiede una sorveglianza Nato più forte (Euronews).

Al 17 ottobre 2026 la guerra non è terminata: la tregua energetica è caduta e non esiste un cessate il fuoco generale.

17 – 18 ottobre 2026

Uno dei più grandi attacchi russi all'energia e lo stop americano alle sanzioni Graham

Tra le 19 di venerdì 16 e le 7 di sabato 17 ottobre 2026, secondo Zelensky, la Russia lancia oltre 320 droni d'attacco, insieme a missili da crociera e balistici, e colpisce più di 15 impianti di produzione e trasmissione di elettricità: è, dice il presidente ucraino, «uno dei loro più grandi attacchi contro l'energia ucraina». I blackout più gravi riguardano Lutsk, Rivne, Zhytomyr, Vinnytsia, Shepetivka, Slavuta e Netishyn; danni anche nelle regioni di Kharkiv, Kiev e Dnipropetrovsk (Ukrinform, Kyiv Post). Secondo All India Radio, a Odessa un missile uccide due persone e ne ferisce dieci e nella regione di Zaporizhzhia ci sono altre due vittime; il ministero della Difesa russo afferma di aver abbattuto 243 droni ucraini, e il governatore insediato da Mosca nella parte occupata della regione di Kherson, Vladimir Saldo, denuncia tre civili uccisi da droni ucraini in 24 ore.

Nella notte tra il 16 e il 17 Trump firma l'ordine esecutivo che sospende, 48 ore prima della loro entrata in vigore, i dazi del 500% sulle merci russe e quelli del 100% sugli acquirenti di petrolio russo previsti dalla legge Graham. La Casa Bianca sostiene che applicarli ora «ostacolerebbe» i negoziati di pace; Zelensky replica che in America si è deciso di «ignorare completamente la legge Lindsey Graham», che «poteva aiutare enormemente» ma «deve funzionare davvero» (Axios, Kyiv Post). Le critiche arrivano da entrambi i partiti: il repubblicano Thom Tillis parla di una scelta «oltre l'irresponsabile», il democratico Chuck Schumer di un accordo con Mosca «sempre più sporco». La Tass continua a dare spazio alle critiche di Trump ai raid ucraini sulle raffinerie russe, definiti «una vergogna» perché fanno salire il prezzo mondiale del petrolio.

Al 18 ottobre 2026 la guerra non è terminata: la tregua energetica è caduta, gli attacchi reciproci alle infrastrutture energetiche proseguono e non esiste un cessate il fuoco generale.

18 – 19 ottobre 2026

Droni ucraini su San Pietroburgo, Zelensky: «La guerra va portata a termine»

Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 2026 uno sciame di droni ucraini colpisce San Pietroburgo. Secondo la ricostruzione di Al Jazeera, che cita Afp e Reuters, il governatore Aleksandr Beglov parla di attacco «massiccio»: almeno un morto e cinque feriti, incendi al terminal petrolifero, al deposito Ruchi e in magazzini del distretto di Kolpino, voli limitati all'aeroporto. Le cifre divergono: il governatore regionale Drozdenko parla di 145 droni abbattuti, il ministero della Difesa russo di 1.015 neutralizzati in tutto il Paese; per la Tass è l'attacco più grande nell'area da quattro anni.

Kiev denuncia due morti e dodici feriti, tra cui due bambini, per i raid russi su Volinia e Zaporizhzhia, e sostiene che Mosca abbia colpito infrastrutture energetiche 76 volte dall'annuncio della «tregua energetica» di Trump (Al Jazeera). La sera del 18 ottobre Zelensky, dopo un colloquio con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, dice che la guerra «deve essere portata a termine» e che «molto dipende» da Washington; alla Nbc ringrazia gli Stati Uniti per aver ripreso la condivisione dell'intelligence, interrotta per tre giorni. Il segretario di Stato Marco Rubio conferma che l'Ucraina non ha accesso a Starshield, la versione militare di Starlink, e spiega che Trump vuole fino a 60 giorni per valutare l'impatto economico delle sanzioni sospese.

Al 19 ottobre 2026 la guerra non è terminata: gli attacchi reciproci alle infrastrutture energetiche proseguono e non esiste un cessate il fuoco generale.

19 – 20 ottobre 2026

Leone XIV propone una tregua umanitaria per Oleshky, rimpasto nel governo russo

Il 19 ottobre 2026 papa Leone XIV, dopo aver parlato con Vladimir Putin, telefona a Volodymyr Zelensky e propone una tregua umanitaria per Oleshky, nella regione di Kherson; Mosca e Kiev si accusano a vicenda (Vatican News, Euronews). Zelensky ribadisce che «la guerra va fermata».

A Mosca Putin approva il rimpasto del governo guidato da Michail Mishustin, con Anton Siluanov vicepremier.

Al 20 ottobre 2026 la guerra non è terminata e non esiste un cessate il fuoco generale.

21 – 25 ottobre 2026

Witkoff da Putin, colloqui annunciati ad Abu Dhabi, missili a grappolo su Kiev

Il 20 ottobre l'inviato americano Steve Witkoff incontra Zelensky a Oslo con rappresentanti europei e il 21 ottobre Putin a San Pietroburgo. Il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov dice che Mosca accetta «in linea di principio» di tornare al tavolo; il 23 ottobre il portavoce Dmitry Peskov indica colloqui trilaterali con gli Stati Uniti «nella prima metà di novembre ad Abu Dhabi». Zelensky conferma la partecipazione di Kiev, ma chiede garanzie di sicurezza solide e dieci anni di finanziamento per l'esercito; Putin dice che i colloqui dovrebbero puntare ad assetti di sicurezza di lungo periodo più che a una tregua breve e, in un'intervista a Vesti, definisce l'Ucraina orientale «terre storicamente russe» (Al Jazeera, Reuters). Prima dell'incontro Mosca libera l'insegnante americano Stephen Hubbard.

Nella notte sul 22 ottobre la Russia colpisce Kiev con 21 missili in tre ondate, tra cui tre balistici con testate a grappolo: Zelensky parla di almeno 2 morti e 34 feriti e di «una scelta deliberata» di armi senza obiettivi militari vicini; il ministero della Difesa russo dice di aver colpito un sito di assemblaggio di droni e di aver intercettato quasi tutti i 630 droni ucraini lanciati sulla Russia (Al Jazeera, Euronews). Sul fronte Zelensky afferma che da inizio autunno l'Ucraina ha liberato più territorio di quanto ne abbia conquistato la Russia; l'Institute for the Study of War calcola un guadagno netto ucraino di 241 chilometri quadrati dal 1° settembre, mentre Mosca rivendica 1.800 chilometri quadrati conquistati in autunno, cifra smentita dallo Stato maggiore ucraino.

Il 23 ottobre la Casa Bianca afferma che Melania Trump ha «ottenuto un cessate il fuoco» a Oleshky, occupata dai russi, per evacuare circa 2.000 civili: secondo un funzionario ucraino scatterebbe il 27 ottobre, mentre il Cremlino dice che i tempi sono ancora in via di coordinamento. Trump dice che Elon Musk ripristinerà l'accesso ucraino a Starlink, mentre Kiev segnala ancora limitazioni e annuncia un proprio sistema satellitare. Nel Mar Nero un drone affonda al largo di Costanza il cargo Khoryv (un morto e tre dispersi): la Romania accusa la Russia, che non commenta, e la Nato annuncia più pattugliamenti (Al Jazeera).

Il 24 ottobre droni ucraini colpiscono la rete elettrica della Crimea occupata: il capo dell'amministrazione installata da Mosca, Sergei Aksyonov, annuncia limitazioni alla fornitura di elettricità e acqua. Il ministero della Difesa russo dice di aver abbattuto 616 droni in oltre 20 regioni; nella regione di Bryansk le autorità locali contano almeno tre morti e a Oryol tre corpi vengono estratti dalle macerie di una fabbrica colpita. Nell'est dell'Ucraina gli attacchi russi con droni e missili uccidono almeno cinque persone: tre a Synelnykove (regione di Dnipropetrovsk, almeno 12 feriti), una nella regione di Sumy e una a Lozova, nella regione di Kharkiv (Afp/Arab News).

Al 25 ottobre 2026 la guerra non è terminata e non esiste un cessate il fuoco generale.

25 – 26 ottobre 2026

Colloqui trilaterali a novembre, tregua a Oleshky dal 27 ottobre

Domenica 25 ottobre Zelensky conferma alla tv TSN un nuovo round di colloqui trilaterali con Russia e Stati Uniti a novembre. Il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov dice a Vesti che Mosca è pronta a riprendere i negoziati dopo il 4 novembre, Giornata dell'Unità nazionale. La sede più probabile è Abu Dhabi, intorno al 10 novembre; Ushakov parla di un primo incontro esplorativo. Zelensky definisce il territorio «una linea rossa» da discutere solo tra capi di Stato. Esclude neutralità e limiti all'esercito (Kyiv Independent). Secondo UA.NEWS Kiev proporrà una tregua energetica, l'export di grano e uno scambio di prigionieri «tutti per tutti». Mosca, con Lavrov, respinge tregue che permettano all'Ucraina di riarmarsi (Vesti).

A Oleshky, nella regione di Kherson, il capo di stato maggiore russo Valery Gerasimov annuncia lo stop al fuoco dalle 4 ora locale del 27 ottobre; lo Stato maggiore ucraino aderisce dalla stessa ora. Secondo la Casa Bianca in città restano tra 1.700 e 2.000 abitanti, contro 24.000 prima della guerra. Il commissario ucraino per i diritti umani Dmytro Lubinets parla di sminamento delle strade, consegne di cibo ed evacuazioni (The Moscow Times). Il segretario generale dell'Onu António Guterres accoglie con favore la tregua e chiede accordi simili in altre aree. Secondo il procuratore generale facente funzioni Anton Kovalskyi, dall'invasione su vasta scala sono stati uccisi oltre 19.000 civili ucraini, tra cui 762 bambini: è una cifra ucraina, diversa dai dati verificati dall'Onu.

Nella notte sul 25 ottobre, secondo il servizio di emergenza ucraino, i raid russi feriscono dieci persone a Kharkiv e Vinnytsia, tra cui tre soccorritori; Mosca dice di aver colpito centri logistici a Kharkiv e una nave diretta a Chornomorsk. In Russia droni ucraini uccidono due persone nella regione di Bryansk e una a Belgorod, dove i feriti sono 14; il ministero della Difesa russo dichiara 532 droni abbattuti su 25 regioni. Le cifre delle due parti non sono verificabili (Anadolu).

Al 26 ottobre 2026 la guerra non è terminata e non esiste un cessate il fuoco generale.

26 – 27 ottobre 2026

Missili su Kiev, poi scatta la tregua locale di Oleshky

Lunedì sera 26 ottobre missili balistici russi colpiscono Kiev vicino all'Università statale di commercio ed economia, che ha oltre 15.000 studenti. Il sindaco Vitali Klitschko conta un morto e otto feriti, più una ragazza di 20 anni ferita vicino a uno studentato; in due strutture sanitarie le esplosioni distruggono le finestre, ma pazienti e personale sono illesi (Rté, Rfe/Rl). Zelensky dice che non c'erano obiettivi militari vicini e che «i ritardi artificiali nel fornire difesa aerea all'Ucraina aiutano il terrore». Pochi minuti dopo le 3 del 27 ottobre nuove esplosioni di missili balistici si sentono a Kiev (Ap).

Alle 3 ora di Kiev del 27 ottobre (le 4 a Mosca) scatta la tregua locale a Oleshky, negoziata con la mediazione di Melania Trump; negoziatori russi e ucraini confermano separatamente l'avvio. Secondo l'Onu in città sono bloccate fino a 2.000 persone, senza cibo e medicine sufficienti, per le mine e i droni. Prima dei corridoi di evacuazione dovrebbero arrivare medici, medicine, cibo e acqua; la tregua dovrebbe durare almeno fino a sabato (Ap). Mosca dice di poter valutare altre tregue umanitarie locali, ma di non voler rallentare la guerra; i colloqui con la mediazione Usa dovrebbero riprendere a novembre (Rté).

Al 27 ottobre 2026 la guerra non è terminata e non esiste un cessate il fuoco generale.

27 ottobre – 2 novembre 2026

Patriot dagli Usa, evacuazione di Oleshky e raid sull'energia

Il 28 ottobre, all'Aja, Zelensky indica tra il 6 e il 10 novembre la finestra per un nuovo incontro a tre con Stati Uniti e Russia ad Abu Dhabi, dopo il voto americano del 3 novembre; Peskov dice che si parlerà di garanzie di sicurezza «reciproche». Il 30 ottobre il Dipartimento di Stato approva la vendita a Kiev di 500 missili Patriot per 2,1 miliardi di dollari, coperti da donazioni di Germania, Canada e Norvegia (Il Post, Reuters).

A Oleshky si conclude l'evacuazione dei civili sotto tregua: quattro aerei con gli sfollati atterrano a Gomel, in Bielorussia, e da lì i civili rientrano in Ucraina; secondo il Kyiv Independent si erano registrate circa 750 persone (Kyiv Independent, Al Jazeera). Fuori dalla tregua, nella notte sul 31 ottobre droni Shahed colpiscono centrali e sottostazioni: circa 200mila famiglie restano senza luce a Dnipro e oltre 80mila nella regione di Kiev (Liga.net); per Izvestia gli obiettivi rifornivano strutture militari.

Il 1° novembre Zelensky propone a Trump di sospendere per un mese gli attacchi alle raffinerie russe in cambio dei Patriot (Ansa, Radio Free Europe). Al 2 novembre 2026 la guerra non è terminata e non esiste un cessate il fuoco generale.

Il costo umano

I numeri, tutti insieme

Vittime civili dal 24 febbraio 2022

Secondo l'Ohchr, al 31 luglio 2026 risultavano verificati 16.874 civili uccisi e 51.273 civili feriti, per un totale di 68.147 vittime civili verificate. L'Onu precisa che il numero reale è probabilmente maggiore, soprattutto nelle zone occupate o nelle aree nelle quali gli investigatori non hanno potuto accedere.

Nel solo luglio 2026 sono stati verificati 437 civili uccisi e 2.610 feriti — il dato mensile più alto di morti civili verificati dall'Onu dal maggio 2022.

Vittime civili 2014–2021

Per il periodo 14 aprile 2014 – 31 dicembre 2021, l'Ohchr stima 14.200–14.400 morti complessivi, di cui circa 3.404 civili, 4.400 militari ucraini e 6.500 membri delle forze armate o gruppi armati separatisti. Il numero complessivo di persone uccise e ferite viene stimato in circa 51.000–54.000. Questi dati comprendono anche le vittime dell'MH17.

Perdite militari dal 2022

Le perdite militari sono molto più difficili da determinare: né Russia né Ucraina pubblicano un conteggio completo e indipendentemente verificabile delle proprie perdite. La stima Csis aggiornata al giugno 2026 indica:

RussiaUcraina
Perdite complessive
(morti + feriti + dispersi)
~1,4 milioni525.000–625.000
Di cui morti400.000–450.000125.000–150.000
PeriodoFebbraio 2022 – giugno 2026

Totale perdite militari stimate: oltre 2 milioni. Totale morti militari stimati: circa 525.000–600.000 secondo gli intervalli Csis. Questi ultimi numeri sono stime e non devono essere presentati come un conteggio ufficiale.

Fonte per le perdite militari: Center for Strategic and International Studies (Csis), "Russian Blood and Treasure: The Ballooning Costs of Putin's War", 1° luglio 2026. (L'Ohchr, citato altrove in questa pagina, è la fonte per le vittime civili, non per le perdite militari.)
Sfollamento

Rifugiati e sfollati

La guerra ha prodotto uno dei più grandi spostamenti di popolazione in Europa dalla Seconda guerra mondiale. Milioni di cittadini ucraini hanno lasciato il Paese; altri milioni sono stati sfollati internamente. Le cifre cambiano continuamente perché alcune persone rientrano, altre ripartono e altre ancora si spostano all'interno dell'Ucraina — per questo rifugiati e sfollati non devono essere sommati semplicemente come se fossero sempre categorie completamente separate.

Geografia del conflitto

Territori controllati

La situazione territoriale è cambiata profondamente durante la guerra. La Russia controlla o rivendica la Crimea, gran parte di Luhansk, e porzioni di Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson, considerandoli parte della Federazione Russa. L'Ucraina considera la Crimea e i territori occupati parte integrante del proprio territorio nazionale. La maggioranza della comunità internazionale non riconosce le annessioni russe.

Il contesto dell'Alleanza atlantica

Nato e allargamento dell'alleanza

L'espansione della Nato rappresenta uno degli elementi centrali della spiegazione russa della guerra: Mosca la considera una minaccia strategica. Gli Stati Nato sostengono invece che l'adesione dei singoli Paesi sia una scelta sovrana. Dopo l'invasione russa, Finlandia (2023) e Svezia (2024) hanno abbandonato la precedente posizione di non appartenenza alla Nato: la guerra ha quindi prodotto anche l'effetto opposto rispetto all'obiettivo dichiarato da Mosca di impedire l'ulteriore espansione dell'alleanza.

Diritto internazionale

Crimini di guerra e violazioni

Nel corso del conflitto sono state documentate violazioni del diritto internazionale umanitario da entrambe le parti. Le Nazioni Unite e altre organizzazioni hanno documentato, tra gli altri: uccisioni di civili, torture, maltrattamenti, detenzioni arbitrarie, violenze sessuali, trasferimenti forzati, attacchi contro infrastrutture civili. La quantità e la natura delle violazioni documentate differiscono nei vari periodi e nelle varie aree.

La presenza di violazioni da parte ucraina non annulla quelle attribuite alla Russia. La presenza di violazioni russe non significa che ogni azione compiuta dalle forze russe costituisca automaticamente un crimine di guerra. Ogni episodio deve essere valutato sulla base delle prove disponibili.

Sintesi

Il quadro al 27 ottobre 2026

Dopo oltre dodici anni dall'inizio del conflitto armato nel 2014 e oltre quattro anni dall'invasione su vasta scala del 2022: la Crimea rimane sotto controllo russo; la Russia controlla una parte significativa del Donbass e del sud-est dell'Ucraina; l'Ucraina continua a controllare la maggior parte del proprio territorio; il fronte rimane attivo; la Russia mantiene una significativa capacità offensiva; l'Ucraina mantiene capacità difensive e di attacco a lunga distanza; entrambe le parti impiegano massicciamente droni; gli attacchi contro città e infrastrutture continuano; i negoziati proseguono senza un accordo definitivo; non esiste un cessate il fuoco generale; il problema territoriale rimane il principale ostacolo politico.

Il 21 agosto 2026 Mosca afferma di essere disposta a considerare nuove proposte diplomatiche, ma insiste sul fatto che qualsiasi accordo debba tenere conto della situazione territoriale esistente. Il 9 ottobre, dopo la telefonata con Trump e la licenza americana sul gasolio russo valida fino al 7 aprile 2027, il Cremlino fa sapere che valuterà quando riprendere i negoziati con Kiev. Il 12 ottobre Mosca non conferma la «tregua energetica» annunciata da Trump, mentre Kiev la accusa di averla già violata. Il 13 ottobre il Cremlino si limita a dire che «i contatti proseguono», e l'Ue apre con l'Ucraina altri due cluster dei negoziati di adesione. Il 15 ottobre Kiev abbandona la tregua energetica e torna a colpire le raffinerie russe, mentre Zelensky dice di sentirsi tradito da Trump; il 16 ottobre Zelensky afferma di non vedere segnali russi di disponibilità a chiudere la guerra. Il 17 ottobre, dopo uno dei più grandi attacchi russi alla rete elettrica ucraina, Zelensky critica la decisione di Trump di sospendere le sanzioni e i dazi della legge Graham, che Washington giustifica con i negoziati di pace in corso. Il 21 ottobre Putin riceve Witkoff a San Pietroburgo e il 23 ottobre il Cremlino annuncia colloqui trilaterali con Stati Uniti e Ucraina nella prima metà di novembre ad Abu Dhabi, mentre le posizioni restano distanti su territori, garanzie di sicurezza e Nato. Il 25 ottobre Ushakov indica la ripresa dei negoziati dopo il 4 novembre e Zelensky definisce il territorio «una linea rossa»; a Oleshky è prevista una tregua locale dal 27 ottobre. Il 26 ottobre missili russi colpiscono Kiev vicino a un campus universitario; il 27 ottobre la tregua locale di Oleshky entra in vigore.

Prospettiva russa

Mosca sostiene che le proprie azioni siano motivate principalmente da sicurezza nazionale, espansione della Nato, protezione delle popolazioni russofone, il conflitto nel Donbass, opposizione all'integrazione militare dell'Ucraina con l'Occidente, e la necessità di "demilitarizzare" e "denazificare" l'Ucraina. La Russia considera inoltre Crimea e le quattro regioni annesse nel 2022 parte del proprio territorio.

La Russia utilizza inoltre la storia e l'ideologia originaria del movimento Azov come uno degli elementi della propria narrativa sulla "denazificazione": è documentato che Azov ebbe effettivamente origini nell'estrema destra, ma non è supportato dai dati disponibili affermare che ciò equivalga a definire nazista l'intero esercito o lo Stato ucraino. Queste sono le posizioni dichiarate dal governo russo, non fatti automaticamente accertati.

Prospettiva ucraina e occidentale

Kiev sostiene che la Russia abbia violato la sovranità ucraina; che la Crimea sia stata occupata e annessa illegalmente; che il sostegno russo ai separatisti abbia contribuito all'inizio della guerra nel Donbass; che l'invasione del 2022 costituisca un'aggressione; che i territori occupati debbano essere restituiti all'Ucraina; e che l'Ucraina debba ricevere garanzie di sicurezza.

Gli Stati Uniti, l'Unione europea e la maggioranza degli Stati membri dell'Onu hanno sostenuto l'integrità territoriale dell'Ucraina, e considerano le motivazioni russe relative alla "denazificazione" non sufficienti a giustificare l'invasione.

Conclusione

La guerra russo-ucraina non può essere descritta correttamente né come un conflitto iniziato improvvisamente il 24 febbraio 2022, né come un conflitto nel quale una sola parte abbia commesso tutte le violazioni precedenti all'invasione.

La sequenza documentata è: 2014 → crisi politica ucraina → occupazione e annessione russa della Crimea → guerra nel Donbass → Minsk → otto anni di conflitto a bassa intensità → concentrazione delle forze russe nel 2021 → riconoscimento russo di Donetsk e Luhansk → invasione su vasta scala del 24 febbraio 2022 → fallimento dell'offensiva russa verso Kiev → conquista di Mariupol → controffensive ucraine del 2022 → guerra di logoramento del 2023–2025 → nuovi tentativi diplomatici nel 2026 → guerra ancora in corso al 21 agosto 2026.

I dati disponibili mostrano inoltre una differenza fondamentale tra morti e perdite complessive. Per il periodo 2014–2021 l'Ohchr stima circa 14.200–14.400 morti. Dal 24 febbraio 2022 l'Onu ha verificato 16.874 civili morti e 51.273 feriti fino al 31 luglio 2026, avvertendo che il numero reale è probabilmente superiore. Per le perdite militari, il Csis stima oltre 2 milioni di casualties complessive russe e ucraine fino a giugno 2026 — una cifra che comprende morti, feriti e dispersi, e non equivale a 2 milioni di morti.

Al 27 ottobre 2026, quindi, il conflitto rimane aperto: non esiste ancora un accordo di pace definitivo né un cessate il fuoco generale, mentre continuano combattimenti, attacchi missilistici e con droni, e negoziati diplomatici.

Fonti principali