Iran, Russia, Corea del Nord e Israele: come funzionano i principali regimi sanzionatori e le misure mirate attive oggi, e perché tornano così spesso nelle notizie.
"Nuove sanzioni" è una delle frasi che ricorre più spesso nella rassegna quotidiana — eppure sanzioni diverse, imposte da soggetti diversi, per ragioni diverse, vengono spesso raccontate come se fossero un unico blocco indistinto. Questa pagina separa i principali dossier e spiega, una volta sola, come funziona davvero il meccanismo.
Le sanzioni primarie colpiscono direttamente i soggetti sotto giurisdizione di chi le impone: per gli Usa, cittadini e residenti americani ovunque nel mondo, chiunque si trovi sul territorio Usa, aziende americane e beni con una quota minima di componentistica statunitense. Vietano semplicemente di fare affari, direttamente, con il Paese o l'entità sanzionata.
Le sanzioni secondarie sono invece extraterritoriali: colpiscono soggetti stranieri — banche, aziende, singoli individui di Paesi terzi — che continuano a intrattenere rapporti con l'entità sanzionata, a prescindere dalla loro nazionalità. Il meccanismo è una scelta forzata: o si smette di fare affari con il soggetto sanzionato, o si rischia l'esclusione dal sistema finanziario in dollari e dal mercato Usa. Un caso storico noto anche in Italia: la banca UniCredit, tramite la controllata tedesca HVB, fu multata per 1,3 miliardi di euro dall'Ofac Usa per transazioni con l'Iran tra il 2002 e il 2011.
Il 14 luglio 2015 Iran e le grandi potenze firmano a Vienna l'accordo sul nucleare (JCPOA): in cambio di limiti verificabili al programma nucleare iraniano, vengono sollevate le sanzioni Onu, Ue e Usa, sbloccando circa 100 miliardi di dollari di asset iraniani congelati. L'8 maggio 2018 Trump annuncia il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall'accordo, avviando da novembre una nuova campagna di "massima pressione": ritorno delle sanzioni su petrolio e settore bancario iraniano.
Francia, Germania e Regno Unito notificano al Consiglio di sicurezza Onu la "non conformità significativa" dell'Iran al JCPOA, attivando il meccanismo di "snapback": trascorsi 30 giorni senza una nuova risoluzione che lo blocchi, tutte le sanzioni Onu pre-2015 tornano automaticamente in vigore, senza possibilità di veto. Vengono ripristinati l'embargo sulle armi, le restrizioni sul programma nucleare e missilistico, il congelamento degli asset della Banca centrale iraniana.
Il 28 febbraio 2026 un raid aereo Usa-Israele su Teheran uccide la Guida suprema Ali Khamenei. Nelle settimane successive l'Iran risponde attaccando navi mercantili nello Stretto di Hormuz e dichiarandone il controllo, fino a una vera e propria crisi: gli Usa avviano a loro volta un blocco navale il 13 aprile, in quella che gli analisti definiscono "la più grave disruzione energetica globale dagli anni Settanta", prima che una nuova trattativa ponga fine al blocco a fine maggio.
Petrolio Brent fino a 126 dollari al barile al picco della crisi; oltre 150 navi e circa 20.000 marittimi bloccati nel Golfo; perdite iraniane stimate dal Pentagono in 4,8 miliardi di dollari di mancati ricavi petroliferi.
Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent annuncia un pacchetto di sanzioni secondarie ribattezzato "economic D-Day": quasi 60 tra entità, individui e navi sanzionati per coinvolgimento in procurement nucleare, tecnologia missilistica, cyber-operazioni e contrabbando di petrolio iraniano, con l'estensione delle sanzioni a settori come criptovalute, tecnologia, oro, aviazione e trasporto marittimo. Cina, Russia, India, Pakistan, Qatar e Turchia — tra i principali partner commerciali di Teheran — sono i destinatari impliciti della pressione: riceveranno tempistiche per interrompere gli scambi con l'Iran prima di subire sanzioni dirette.
Dopo l'invasione russa dell'Ucraina, il 24 febbraio 2022 la Banca centrale russa viene privata dell'accesso a gran parte delle proprie riserve valutarie detenute all'estero; il 27 febbraio alcune banche russe vengono escluse dal sistema di pagamenti internazionale Swift; il 5 dicembre G7 e Australia introducono un tetto (price cap) di 60 dollari al barile sul petrolio russo trasportato via mare.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le sanzioni Ue contro la Russia non si sono fermate nel 2022: l'Unione europea ha continuato ad approvare nuovi pacchetti a cadenza regolare, colpendo in particolare la cosiddetta "flotta ombra" (shadow fleet) di petroliere usate per aggirare l'embargo, il sistema bancario e l'export di gas naturale liquefatto.
Price cap sul petrolio abbassato da 60 a 47,6 dollari/barile (18° pacchetto, luglio 2025); divieto totale di import di Gnl russo in Ue (19° pacchetto, ottobre 2025); transazioni bloccate con oltre 50 banche russe complessivamente tra i pacchetti 19-21; centinaia di navi della flotta ombra sanzionate; sanzionate anche 14 piattaforme crypto in Paesi terzi (21° pacchetto, luglio 2026).
Dopo una telefonata di circa novanta minuti con Vladimir Putin, Donald Trump annuncia che la Russia fornirà subito oltre 300.000 tonnellate di gasolio, poi 500.000 a novembre e un milione in seguito. Il Tesoro americano concede una licenza generale temporanea dell'Ofac che sospende le sanzioni sul diesel russo fino al 7 aprile 2027; Mosca annuncia la revoca anticipata del proprio divieto di esportazione. Nelle stesse ore, a Miami, gli inviati Witkoff e Kushner incontrano la delegazione ucraina guidata da Kyrylo Budanov, senza annunciare alcun accordo.
Pochi giorni dopo la deroga americana sul gasolio, i ministri degli Esteri dell'Unione europea hanno approvato quasi 1.600 nuove iscrizioni nella lista delle sanzioni contro la Russia, ratificando un'intesa raggiunta mercoledì dagli ambasciatori dei 27 (Reuters). Secondo l'Alta rappresentante Kaja Kallas è il più grande ampliamento dall'inizio della guerra. Secondo il Kyiv Independent le misure colpiscono cantieri navali, aziende aeronautiche e aerospaziali, produttori di elettronica e officine per la riparazione di blindati, e più della metà delle voci riguarda la catena di produzione dei missili balistici. Le capitali europee hanno escluso di seguire Washington sul gasolio: per il cancelliere Friedrich Merz un'intesa simile è «fuori discussione».
Lo stesso giorno la Marina francese ha abbordato la petroliera DF Peak a oltre 450 miglia nautiche a sud dell'isola della Riunione, nell'oceano Indiano. La nave batte bandiera del Benin ma è sospettata di navigare sotto falsa bandiera; secondo Europe 1 figura nella lista europea delle navi sanzionate e fino al 2024 si chiamava Kaliningrad. Dopo l'ispezione è stata dirottata sotto scorta. «La Francia è determinata a lottare contro la flotta ombra», ha scritto Emmanuel Macron. Non è il primo intervento francese: Euronews ricorda l'abbordaggio di giugno al largo della Sicilia e l'Afp quello della petroliera Tagor, fermata il 31 maggio; le nuove regole europee permettono ora agli Stati membri di vendere i carichi sequestrati.
Nuove iscrizioni nella lista Ue: quasi 1.600; entità russe sanzionate dall'Ue da circa 3.000 a oltre 4.500; petroliere della flotta ombra nella lista Ue: circa 700.
A ogni test nucleare o missilistico nordcoreano corrisponde storicamente una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu: dalla prima (2006, dopo il primo test nucleare) fino alla più recente (dicembre 2017, dopo il lancio di un missile intercontinentale), il regime sanzionatorio si è esteso progressivamente a embargo sulle armi, export di minerali e carbone, tetti alle importazioni di petrolio ed espulsione dei lavoratori nordcoreani all'estero.
Nel marzo 2024 la Russia pone il veto al rinnovo del mandato del Panel of Experts Onu, l'organo che dal 2009 monitorava il rispetto delle sanzioni sulla Corea del Nord: di fatto, nessun nuovo strumento di verifica Onu è stato istituito da allora, anche se le sanzioni restano formalmente in vigore. Al suo posto è nato un meccanismo informale, il Multilateral Sanctions Monitoring Team (MSMT) — una coalizione di Paesi tra cui Usa, Giappone e Corea del Sud, fuori dal quadro delle Nazioni Unite — che pubblica report periodici sull'elusione delle sanzioni, incluse le attività informatiche e i lavoratori It nordcoreani all'estero.
Israele non è sottoposto a un regime generale di sanzioni economiche paragonabile a quelli applicati a Iran, Russia o Corea del Nord. Non esiste quindi un embargo economico complessivo contro lo Stato israeliano da parte dell'Unione europea o degli Stati Uniti. Esistono però misure mirate contro specifici individui, organizzazioni e coloni israeliani legati a violenze e gravi violazioni dei diritti umani in Cisgiordania.
Nessuna sanzione economica generale contro Israele. L'Unione europea ha invece inserito nelle proprie liste soggetti ed entità riconducibili a coloni israeliani estremisti. Nel settembre 2026 diversi Paesi, tra cui Regno Unito, Francia e Canada, hanno inoltre annunciato o sostenuto restrizioni commerciali sui prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati. Queste misure riguardano gli insediamenti o soggetti specifici e non equivalgono a sanzioni economiche complessive contro lo Stato di Israele.
I dossier mostrano situazioni molto diverse: su Iran le sanzioni Onu sono tornate in vigore in blocco (snapback) e si affiancano a una pressione economica extraterritoriale sempre più ampia; su Russia l'Unione europea continua ad allargare il regime sanzionatorio, pacchetto dopo pacchetto, mentre gli Stati Uniti a ottobre 2026 hanno sospeso fino al 7 aprile 2027 le sanzioni sul gasolio russo e, pochi giorni dopo, l'Ue ha risposto con il più ampio ampliamento della propria lista dall'inizio della guerra (oltre 4.500 entità russe colpite); su Corea del Nord il sistema di sorveglianza Onu si è di fatto fermato dal 2024 per il veto russo, pur restando in vigore le sanzioni; su Israele non esiste invece un regime generale di sanzioni economiche, ma misure mirate contro specifici individui, organizzazioni e coloni e, in alcuni Paesi, restrizioni sui prodotti degli insediamenti nei territori palestinesi occupati.
Le sanzioni non sono uno strumento solo occidentale: il 12 ottobre 2026 la Cina ha sanzionato il ministro paraguaiano delle Tecnologie dell'informazione Gustavo Villate e il ministro degli Esteri del Belize Francis Fonseca per i legami con Taiwan, con congelamento di eventuali beni in Cina, divieto di ingresso (anche a Hong Kong e Macao) e divieto per cittadini e aziende cinesi di collaborare con loro. Il Paraguay ha respinto le misure («nessuna sanzione esterna condiziona le nostre decisioni», ha scritto Villate); per gli analisti citati da Associated Press il loro valore è soprattutto simbolico.