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Approfondimenti fissi

Sanzioni nel mondo

Iran, Russia, Corea del Nord e Israele: come funzionano i principali regimi sanzionatori e le misure mirate attive oggi, e perché tornano così spesso nelle notizie.

Dossier di Il Contribuente

"Nuove sanzioni" è una delle frasi che ricorre più spesso nella rassegna quotidiana — eppure sanzioni diverse, imposte da soggetti diversi, per ragioni diverse, vengono spesso raccontate come se fossero un unico blocco indistinto. Questa pagina separa i principali dossier e spiega, una volta sola, come funziona davvero il meccanismo.

Ultimo aggiornamento: 2 novembre 2026 · i nuovi sviluppi vengono comunque ripresi anche nella rassegna quotidiana quando rilevanti

Sanzioni primarie e sanzioni secondarie: la differenza

Le sanzioni primarie colpiscono direttamente i soggetti sotto giurisdizione di chi le impone: per gli Usa, cittadini e residenti americani ovunque nel mondo, chiunque si trovi sul territorio Usa, aziende americane e beni con una quota minima di componentistica statunitense. Vietano semplicemente di fare affari, direttamente, con il Paese o l'entità sanzionata.

Le sanzioni secondarie sono invece extraterritoriali: colpiscono soggetti stranieri — banche, aziende, singoli individui di Paesi terzi — che continuano a intrattenere rapporti con l'entità sanzionata, a prescindere dalla loro nazionalità. Il meccanismo è una scelta forzata: o si smette di fare affari con il soggetto sanzionato, o si rischia l'esclusione dal sistema finanziario in dollari e dal mercato Usa. Un caso storico noto anche in Italia: la banca UniCredit, tramite la controllata tedesca HVB, fu multata per 1,3 miliardi di euro dall'Ofac Usa per transazioni con l'Iran tra il 2002 e il 2011.

Dossier

Iran

2015 – 2018

Il JCPOA e l'uscita unilaterale Usa

Il 14 luglio 2015 Iran e le grandi potenze firmano a Vienna l'accordo sul nucleare (JCPOA): in cambio di limiti verificabili al programma nucleare iraniano, vengono sollevate le sanzioni Onu, Ue e Usa, sbloccando circa 100 miliardi di dollari di asset iraniani congelati. L'8 maggio 2018 Trump annuncia il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall'accordo, avviando da novembre una nuova campagna di "massima pressione": ritorno delle sanzioni su petrolio e settore bancario iraniano.

Fonte: Council on Foreign Relations
28 agosto – settembre 2025

Lo "snapback" delle sanzioni Onu

Francia, Germania e Regno Unito notificano al Consiglio di sicurezza Onu la "non conformità significativa" dell'Iran al JCPOA, attivando il meccanismo di "snapback": trascorsi 30 giorni senza una nuova risoluzione che lo blocchi, tutte le sanzioni Onu pre-2015 tornano automaticamente in vigore, senza possibilità di veto. Vengono ripristinati l'embargo sulle armi, le restrizioni sul programma nucleare e missilistico, il congelamento degli asset della Banca centrale iraniana.

Fonte: Consiglio dell'Unione europea, Skadden
28 febbraio – maggio 2026

L'escalation militare e la crisi di Hormuz

Il 28 febbraio 2026 un raid aereo Usa-Israele su Teheran uccide la Guida suprema Ali Khamenei. Nelle settimane successive l'Iran risponde attaccando navi mercantili nello Stretto di Hormuz e dichiarandone il controllo, fino a una vera e propria crisi: gli Usa avviano a loro volta un blocco navale il 13 aprile, in quella che gli analisti definiscono "la più grave disruzione energetica globale dagli anni Settanta", prima che una nuova trattativa ponga fine al blocco a fine maggio.

I numeri

Petrolio Brent fino a 126 dollari al barile al picco della crisi; oltre 150 navi e circa 20.000 marittimi bloccati nel Golfo; perdite iraniane stimate dal Pentagono in 4,8 miliardi di dollari di mancati ricavi petroliferi.

Fonti: Wikipedia (2026 Strait of Hormuz crisis), CNBC
24 agosto 2026

"Economic D-Day": le sanzioni secondarie di Bessent

Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent annuncia un pacchetto di sanzioni secondarie ribattezzato "economic D-Day": quasi 60 tra entità, individui e navi sanzionati per coinvolgimento in procurement nucleare, tecnologia missilistica, cyber-operazioni e contrabbando di petrolio iraniano, con l'estensione delle sanzioni a settori come criptovalute, tecnologia, oro, aviazione e trasporto marittimo. Cina, Russia, India, Pakistan, Qatar e Turchia — tra i principali partner commerciali di Teheran — sono i destinatari impliciti della pressione: riceveranno tempistiche per interrompere gli scambi con l'Iran prima di subire sanzioni dirette.

Da verificare nei prossimi giorni
Al momento dell'annuncio non erano ancora pubblici tutti i dettagli operativi — elenco completo delle entità e scadenze precise per i singoli Paesi terzi. La rassegna quotidiana seguirà gli sviluppi.
Fonti: Nbc News, Axios
Aggiornamento 18 ottobre · Iran
In un video diffuso il 16 ottobre il capo del Comando centrale Usa, l'ammiraglio Brad Cooper, sostiene che il blocco navale ai porti iraniani del sud abbia già impedito a Teheran 25 miliardi di dollari di export petrolifero e che gli Stati Uniti abbiano contribuito a congelare 350 milioni di dollari iraniani in criptovalute; secondo Cooper le milizie filoiraniane trattengono parte delle paghe dei propri combattenti per finanziare i pasdaran (The Times of Israel, Al Jazeera). Il ministro della Difesa iraniano ad interim Majid Ibn Reza replica che a decidere la guerra saranno «i missili iraniani». Le cifre americane non sono verificabili in modo indipendente. La legge Graham, attuata e subito sospesa da Trump il 16 ottobre, riguarda anche l'Iran.
Fonti: The Times of Israel, Al Jazeera, 17 ottobre 2026
Aggiornamento 19 ottobre · Iran
Washington continua ad applicare un contro-blocco navale sulle esportazioni petrolifere iraniane. Tra il 17 e il 19 ottobre la Marina dei Pasdaran ha annunciato che tre petroliere hanno urtato mine nello Stretto di Hormuz, accusandole di aver spento radar e sistemi di posizionamento e di aver seguito una rotta non autorizzata; nome, bandiera e armatore non sono stati resi noti e mancano conferme indipendenti (Irna, via Al Jazeera). Il Comando centrale Usa sostiene di aver bonificato lo Stretto e che circa il 97% delle navi lo attraversi senza danni (Fox News). Secondo The Jerusalem Post, che cita Axios, la Casa Bianca attende la risposta di Teheran a una controproposta trasmessa tramite il Qatar. Il 19 ottobre il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov è atteso a Teheran (Interfax, via Newsquawk).
Fonti: Al Jazeera, Fox News, The Jerusalem Post, 17-19 ottobre 2026; Newsquawk (Interfax)
Aggiornamento 20 ottobre · Iran
La tregua resta appesa e i negoziati sono fermi, con il Pakistan unica mediazione. Teheran si è appellata all'Onu e ha mostrato i cavi di Hormuz; il segretario alla Guerra Usa Pete Hegseth è stato da Netanyahu («pronti a finire il lavoro») e, secondo Cbs, Netanyahu ha detto a Trump al telefono «Donald, abbiamo un lavoro da finire». Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha incontrato a Teheran l'omologo Abbas Araghchi.
Fonti: Cbs, rassegna stampa del 19-20 ottobre 2026
Aggiornamento 24 ottobre · Iran (sviluppi 21-24 ottobre)
I negoziati restano in stallo e non risulta un cessate il fuoco generale. Il 20 ottobre il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha detto che Arabia Saudita e Houthi non hanno risposto all'offerta iraniana di mediazione (Reuters). Il 22 ottobre la Marina dei Pasdaran ha rivendicato azioni contro sette navi a ovest di Hormuz, accusate di «trasferimenti illegali di petrolio»: quattro colpite e incendiate, tre danneggiate da mine; il bilancio viene dalla stessa forza che rivendica gli attacchi e manca di conferme indipendenti (Reuters). Lo stesso giorno il New York Times, ripreso dall'Irish Times, ha riferito che militari statunitensi e israeliani pianificano un'operazione breve contro infrastrutture energetiche, siti nucleari e arsenali iraniani dopo il voto di metà mandato del 3 novembre; la Casa Bianca non ha commentato. Il 23 ottobre, in un comizio a Fort Myers, Donald Trump ha detto: «Potremmo fare un'altra piccola Epic Fury, oppure accetteranno», riferendosi a un accordo, dopo che l'ambasciatore Usa in Turchia Tom Barrack aveva definito possibile un attacco «già questo fine settimana» (Times of Israel/Reuters). Secondo Fox News il presidente iraniano Masoud Pezeshkian sarà ricevuto da Vladimir Putin a Mosca la prossima settimana; Türkiye Today segnala che non c'è ancora una risposta ufficiale di Teheran.
Fonti: Reuters, 20-22 ottobre 2026; Irish Times (New York Times), 22 ottobre 2026; Times of Israel (Reuters), Türkiye Today, 23 ottobre 2026; Fox News, 24 ottobre 2026
Aggiornamento 25 ottobre · Iran
Blocco navale e negoziati restano fermi. Secondo il Wall Street Journal, ripreso da CiberCuba, la portaerei USS George Washington, nel Mar Arabico, ha caricato missili a lungo raggio e bombe GBU-31 contro bersagli sotterranei; il Pentagono precisa che nessuna decisione è stata presa. Secondo The Hill, ripreso da Iran International, le opzioni per nuovi raid dopo il voto del 3 novembre sono già state presentate al segretario alla Guerra Pete Hegseth, e la Cnn riferisce che gli Usa spostano diplomatici e familiari da Libano, Emirati, Qatar e Giordania. Il capo di stato maggiore iraniano Ali Abdollahi ha detto (Press TV) che l'Iran non permetterà «in nessuna circostanza» alle navi militari Usa di entrare nel Golfo Persico. L'agenzia Tasnim ha definito «una menzogna» le notizie di una nuova offerta iraniana ai mediatori pakistani (riaprire Hormuz in cambio della fine del blocco navale), mentre il ministro Abbas Araghchi ha ricordato che resta valido il piano di riapertura in sette giorni già presentato agli Usa. A Istanbul i ministri degli Esteri di Turchia, Arabia Saudita, Pakistan, Egitto, Regno Unito, Francia, Germania e Italia, senza Usa e Iran, hanno chiesto di evitare nuovi attacchi e il libero passaggio a Hormuz (Al Jazeera). All'Onu il direttore dell'Aiea Rafael Grossi ha chiesto il rapido ritorno degli ispettori: secondo l'agenzia a marzo a Isfahan c'erano circa 200 kg di uranio arricchito al 60%.
Fonti: CiberCuba (Wall Street Journal), Al Jazeera, Emra News, 24 ottobre 2026; Iran International (The Hill, Cnn), Webindia123 (Tasnim, Press TV), 25 ottobre 2026
Aggiornamento 26 ottobre · Iran
Blocco navale e Hormuz restano fermi. Il ministero degli Esteri iraniano dice che i contatti con Washington continuano attraverso intermediari, ma che non c'è un piano per riaprire il traffico nello Stretto. Trump ha detto che gli Stati Uniti potrebbero colpire di nuovo l'Iran oppure arrivare a un accordo. Domenica l'ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando centrale Usa, ha visitato lo Stretto: secondo il comando dall'estate gli Usa hanno aiutato i Paesi del Golfo a esportare oltre 1,5 miliardi di barili e le rotte principali sono libere da mine, cifre non verificate in modo indipendente (Al Arabiya). Lunedì all'apertura asiatica il Brent perdeva l'1% a 115,48 dollari (Reuters).
Fonti: Reuters (via Global Banking & Finance Review), Tokenpost, 26 ottobre 2026; Al Arabiya, 25 ottobre 2026
Aggiornamento 27 ottobre · Iran
Il blocco navale Usa resta in vigore. Secondo il Comando centrale americano, ripreso da Cbs News, è costato all'Iran almeno 25 miliardi di dollari di mancati ricavi dal petrolio; secondo la società di analisi Kpler, a metà ottobre la «flotta ombra» iraniana ha finito il greggio da caricare. L'associazione United Against Nuclear Iran conta almeno 54 petroliere cariche ferme lungo la costa iraniana e nessuna petroliera di greggio uscita dal Golfo dell'Oman senza controlli dal 12 luglio: sono dati di un gruppo di pressione, non verificati in modo indipendente. Lunedì a Teheran Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno incontrato i vertici iraniani; Riad parla di canali aperti per «evitare il ritorno dell'escalation». Secondo fonti libanesi sentite da Reuters, Hezbollah ha ricevuto da Teheran «decine di milioni di dollari» per riarmarsi; il Dipartimento di Stato dice che continuerà a colpirne le finanze con le sanzioni e il Tesoro afferma che l'Iran sta finendo i fondi e i modi per trasferirli. Martedì all'apertura il Brent era a 115,15 dollari (−0,57%).
Fonti: Cbs News, United Against Nuclear Iran, Reuters (via GV Wire), 26 ottobre 2026; Reuters (via Business Standard), 27 ottobre 2026
Aggiornamento 2 novembre · Iran
Hormuz resta di fatto chiuso dal 28 febbraio. Il 27 ottobre una petroliera ha urtato delle mine nella parte orientale dello Stretto ed è andata a fuoco, secondo l'esercito iraniano; lo stesso giorno il Qatar ha chiesto a Teheran di riaprire il passaggio: «La palla è nel vostro campo». A ottobre gli attacchi a navi commerciali sono stati almeno 35, il numero più alto della guerra. Il 1° novembre l'Opec+ ha lasciato invariate le quote di dicembre, con quasi tutti i membri sotto gli obiettivi per la guerra. Il 2 novembre in Asia il Brent scendeva a circa 111,7 dollari, perché Trump vorrebbe dare più tempo alla diplomazia dopo il voto Usa del 3 novembre.
Fonti: Kurdistan24, Times of Israel, 27 ottobre 2026; The National, 1 novembre 2026; Bloomberg (via Swissinfo), 2 novembre 2026
Dossier

Russia

Febbraio – dicembre 2022

Le misure base dopo l'invasione dell'Ucraina

Dopo l'invasione russa dell'Ucraina, il 24 febbraio 2022 la Banca centrale russa viene privata dell'accesso a gran parte delle proprie riserve valutarie detenute all'estero; il 27 febbraio alcune banche russe vengono escluse dal sistema di pagamenti internazionale Swift; il 5 dicembre G7 e Australia introducono un tetto (price cap) di 60 dollari al barile sul petrolio russo trasportato via mare.

Un dato molto citato, ma impreciso
La cifra di "circa 300 miliardi di dollari" di riserve russe congelate, ricorrente nel dibattito pubblico, è una stima approssimativa: le fonti dirette riportano valori diversi (400, 630, fino a 1.000 miliardi secondo il perimetro considerato). Va quindi trattata come ordine di grandezza, non come cifra esatta.
Febbraio 2025 – luglio 2026

I pacchetti Ue 16-21: la stretta si intensifica

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le sanzioni Ue contro la Russia non si sono fermate nel 2022: l'Unione europea ha continuato ad approvare nuovi pacchetti a cadenza regolare, colpendo in particolare la cosiddetta "flotta ombra" (shadow fleet) di petroliere usate per aggirare l'embargo, il sistema bancario e l'export di gas naturale liquefatto.

I numeri (16°-21° pacchetto, 2025-2026)

Price cap sul petrolio abbassato da 60 a 47,6 dollari/barile (18° pacchetto, luglio 2025); divieto totale di import di Gnl russo in Ue (19° pacchetto, ottobre 2025); transazioni bloccate con oltre 50 banche russe complessivamente tra i pacchetti 19-21; centinaia di navi della flotta ombra sanzionate; sanzionate anche 14 piattaforme crypto in Paesi terzi (21° pacchetto, luglio 2026).

Fonti: Consilium (Commissione europea), DLA Piper, Covington & Burling
9 ottobre 2026

La deroga Usa sul gasolio russo dopo la telefonata Trump-Putin

Dopo una telefonata di circa novanta minuti con Vladimir Putin, Donald Trump annuncia che la Russia fornirà subito oltre 300.000 tonnellate di gasolio, poi 500.000 a novembre e un milione in seguito. Il Tesoro americano concede una licenza generale temporanea dell'Ofac che sospende le sanzioni sul diesel russo fino al 7 aprile 2027; Mosca annuncia la revoca anticipata del proprio divieto di esportazione. Nelle stesse ore, a Miami, gli inviati Witkoff e Kushner incontrano la delegazione ucraina guidata da Kyrylo Budanov, senza annunciare alcun accordo.

Le reazioni
Per Zelensky la squadra ucraina è stata «usata come cortina fumogena» e «i regali a Putin non porteranno la pace»; il Cremlino definisce la telefonata «amichevole». Critiche alla deroga anche dall'ex diplomatico Daniel Fried, dal repubblicano Don Bacon e dal democratico Richard Blumenthal. Secondo gli analisti sentiti da Newsweek, i volumi annunciati non cambiano il mercato: i future sul diesel sono scesi di circa il 4% ma restano oltre il 110% sopra i livelli di inizio anno. Resta aperta la questione di come la licenza si concili con la legge Usa del 2022 che vieta l'import di petrolio russo.
Fonti: Axios, Sky TG24, Radio Free Europe/Radio Liberty, Vzglyad, Newsweek
Aggiornamento 11-12 ottobre
La Russia ha parzialmente revocato il divieto di esportare gasolio, liberando 500 mila tonnellate per i compratori internazionali. Secondo la ricostruzione di investingLive il calendario annunciato da Trump vale in tutto circa 4,8 milioni di tonnellate (circa 36 milioni di barili) e allenta la pressione della legge sulle entrate energetiche russe firmata il mese scorso. L'11 ottobre Trump ha poi annunciato una «tregua energetica» tra Russia e Ucraina, non confermata dal Cremlino. L'Agenzia internazionale dell'energia chiede intanto ai membri di accelerare il rilascio delle scorte di gasolio in vista del consiglio del 15 ottobre.
Fonti: investingLive (con Cnn, Abc News, Aie), 11-12 ottobre 2026
12 ottobre 2026

La risposta europea: il più ampio ampliamento della lista e l'abbordaggio della DF Peak

Pochi giorni dopo la deroga americana sul gasolio, i ministri degli Esteri dell'Unione europea hanno approvato quasi 1.600 nuove iscrizioni nella lista delle sanzioni contro la Russia, ratificando un'intesa raggiunta mercoledì dagli ambasciatori dei 27 (Reuters). Secondo l'Alta rappresentante Kaja Kallas è il più grande ampliamento dall'inizio della guerra. Secondo il Kyiv Independent le misure colpiscono cantieri navali, aziende aeronautiche e aerospaziali, produttori di elettronica e officine per la riparazione di blindati, e più della metà delle voci riguarda la catena di produzione dei missili balistici. Le capitali europee hanno escluso di seguire Washington sul gasolio: per il cancelliere Friedrich Merz un'intesa simile è «fuori discussione».

Lo stesso giorno la Marina francese ha abbordato la petroliera DF Peak a oltre 450 miglia nautiche a sud dell'isola della Riunione, nell'oceano Indiano. La nave batte bandiera del Benin ma è sospettata di navigare sotto falsa bandiera; secondo Europe 1 figura nella lista europea delle navi sanzionate e fino al 2024 si chiamava Kaliningrad. Dopo l'ispezione è stata dirottata sotto scorta. «La Francia è determinata a lottare contro la flotta ombra», ha scritto Emmanuel Macron. Non è il primo intervento francese: Euronews ricorda l'abbordaggio di giugno al largo della Sicilia e l'Afp quello della petroliera Tagor, fermata il 31 maggio; le nuove regole europee permettono ora agli Stati membri di vendere i carichi sequestrati.

I numeri

Nuove iscrizioni nella lista Ue: quasi 1.600; entità russe sanzionate dall'Ue da circa 3.000 a oltre 4.500; petroliere della flotta ombra nella lista Ue: circa 700.

Fonti: Euronews, The Kyiv Independent, Reuters/Internazionale, Radio Free Europe/Radio Liberty, 11-12 ottobre 2026
Le posizioni
Kallas ha detto che l'obiettivo è rendere la produzione di armi russa «molto più difficile, lenta e costosa», ammettendo che agire insieme agli Stati Uniti sarebbe stato «molto più forte». Macron non vede «alcuna ragione concreta per cambiare posizione»; il premier finlandese Petteri Orpo ha parlato di «terribile delusione» per la scelta americana (Rfe/Rl). Sull'abbordaggio, l'intelligence militare ucraina, citata da Euronews, sostiene che la DF Peak trasporti greggio russo e sia legata alla compagnia statale Sovcomflot; Mosca ha definito in passato operazioni simili «pirateria e banditismo».
Fonti: Europe 1, Euronews, Arab News/Afp, 12 ottobre 2026
Aggiornamento 14 ottobre
Il 13 ottobre dodici senatori statunitensi dei due partiti, tra cui il repubblicano Mitch McConnell, hanno chiesto a Trump di revocare l'accordo sul gasolio russo, definito «un regalo all'avversario» e «un tradimento degli alleati». Secondo l'ex diplomatico Daniel Fried l'intesa potrebbe essere in contrasto con la legge sulle sanzioni del 2022, che prevede la consultazione del Congresso e 90 giorni di attesa; il segretario al Tesoro Scott Bessent assicura di agire con «tutte le autorità legali» disponibili. Per Charles Lichfield (Atlantic Council) l'accordo è «una goccia nel mare» per il mercato mondiale del diesel, ma può valere a Mosca circa 4,7 miliardi di dollari di esportazioni in più entro fine anno. Sui mercati, il 13 ottobre il Brent ha perso lo 0,9% a 105,69 dollari al barile anche per le attese legate all'accordo, mentre i future sul diesel americano sono saliti di circa il 5%, segno di dubbi sulla sua tenuta (Reuters).
Fonti: The National, Atlantic Council, Reuters (via Kathmandu Post e Cnn Brasil), 13 ottobre 2026
Aggiornamento 17 ottobre · Usa
Il 16 ottobre Trump ha firmato un ordine esecutivo che attua la legge Graham sulle sanzioni a Russia e Iran, firmata il 18 settembre e approvata con 86 voti contro 11 al Senato e 262 contro 159 alla Camera. L'ordine fissa un dazio aggiuntivo del 500% sulle merci russe e del 100% sui cinque maggiori acquirenti di greggio e gas russo che compreranno ancora dal 18 ottobre, oltre che sui cinque Paesi che più aiutano Mosca ad aggirare le sanzioni. Ma la sezione 4 sospende subito questi dazi e gran parte delle sanzioni previste dalla legge, senza una scadenza: le deroghe restano finché il presidente o il segretario di Stato non decideranno diversamente. Nel testo nessun Paese è nominato. Trump ha certificato al Congresso che la deroga è «nell'interesse nazionale» degli Stati Uniti. Restano in vigore le sanzioni Usa già esistenti contro la Russia (Casa Bianca, Ians).
Le reazioni
Il 15 ottobre 22 deputati dei due partiti, guidati dal repubblicano Michael McCaul e dal democratico Jim Costa, avevano chiesto a Trump di applicare la legge per intero e di revocare la licenza generale 135 sul gasolio russo, valida fino al 7 aprile 2027; chiedevano deroghe limitate e temporanee (Euromaidan Press). Secondo Bloomberg la sospensione evita uno scontro con Cina, India e Turchia, i principali acquirenti di energia russa, e potrebbe aprire un nuovo confronto con il Congresso. Il 16 ottobre il Consiglio europeo ha condannato l'accordo sul gasolio, con l'eccezione della Bulgaria, e si è impegnato a mantenere le sanzioni finché durerà l'invasione (Euronews). Meloni ha detto: «No a passi indietro sulle sanzioni» (Sky TG24).
Fonti: Casa Bianca, 16 ottobre 2026; Bloomberg (via Business Standard), Ians, Iran International, 17 ottobre 2026; Euromaidan Press, Euronews, Sky TG24, 16 ottobre 2026
Aggiornamento 18 ottobre · Le reazioni alla sospensione
La deroga è arrivata 48 ore prima che i dazi del 500% sulle importazioni russe e del 100% sugli acquirenti di petrolio russo diventassero obbligatori (Kyiv Post). Secondo Axios evita sanzioni secondarie che avrebbero colpito soprattutto Cina e India. La portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers sostiene che applicare ora le sanzioni «ostacolerebbe» i negoziati di pace tra Ucraina e Russia. Le critiche arrivano dai due partiti: il repubblicano Thom Tillis, che ricorda il voto di 86 a 11 al Senato, parla di scelta «oltre l'irresponsabile»; il repubblicano John Cornyn scrive che Graham «sarebbe sconcertato»; per il leader democratico Chuck Schumer l'accordo con Mosca «diventa sempre più sporco». Zelensky ha scritto il 17 ottobre che la legge «poteva aiutare enormemente» e «può ancora farlo», ma «deve funzionare davvero», poche ore dopo uno dei più grandi attacchi russi alla rete elettrica ucraina.
Fonti: Axios, Kyiv Post, 17 ottobre 2026
Aggiornamento 19 ottobre · Effetti sul petrolio
All'apertura dei mercati asiatici il Brent è sceso a 107,98 dollari al barile (-1,7%) secondo ABC News e a 108,06 (-1,6%) secondo Reuters, dopo la chiusura di venerdì a 109,86. Secondo Reuters Trump ha poi detto che la decisione sulla deroga non è ancora definitiva; il segretario di Stato Marco Rubio ha spiegato che il presidente potrà prendersi fino a 60 giorni per valutare l'impatto economico delle misure della legge Graham. Secondo FXStreet la Turchia, in base a un accordo con Washington, dovrebbe assorbire parte del gasolio che la Russia immetterà sul mercato. Lo stesso fine settimana droni ucraini hanno provocato incendi in un terminal petrolifero di San Pietroburgo (Al Jazeera, con Afp e Reuters).
Fonti: ABC News, Reuters (via Investing.com e AsiaOne), FXStreet, Al Jazeera, 18-19 ottobre 2026
Aggiornamento 20 ottobre · Petrolio e tecnologia
Dopo il calo sotto i 108 dollari seguito alla deroga di Trump alle sanzioni sul petrolio russo, il Brent è risalito e ha chiuso il 19 ottobre a circa 109,5 dollari, con il Wti ai massimi da metà settembre, dopo gli attacchi rivendicati dagli Houthi contro gli impianti sauditi di Shaybah e Yanbu (Reuters). Sul fronte tecnologico gli Stati Uniti hanno escluso l'intelligenza artificiale cinese DeepSeek da tutte le agenzie federali civili (Reuters, 19 ottobre).
Fonti: Reuters, 19 ottobre 2026
Aggiornamento 24 ottobre · Russia (sviluppi 21-24 ottobre)
Il 21 ottobre l'inviato statunitense Steve Witkoff ha incontrato Vladimir Putin a San Pietroburgo, dopo i colloqui di Oslo con Volodymyr Zelensky. Secondo Reuters Putin si è detto disponibile a riaprire colloqui trilaterali con Washington e Kiev, ipotizzati non prima del 10 novembre ad Abu Dhabi; prima dell'incontro Mosca ha liberato l'insegnante americano Stephen Hubbard. Poche ore dopo la Russia ha colpito Kiev con 21 missili in tre ondate, uno con testata a grappolo: Zelensky ha parlato di almeno 2 morti e 34 feriti, Al Jazeera di almeno 4 vittime nella capitale. In un'intervista a Vesti Putin ha definito «terre storicamente russe» i territori dell'Ucraina orientale. Sul fronte europeo, i testi pubblicati in Gazzetta ufficiale precisano l'ampliamento del 12 ottobre: il regolamento 2026/2292 aggiunge 1.569 iscrizioni (743 persone e 826 entità, in gran parte legate al complesso militare-industriale russo), mentre un regolamento di esecuzione separato ne aggiunge 77 per le elezioni della Duma tenute a settembre nei territori ucraini occupati (Graf von Westphalen). Un pacchetto con nuove misure commerciali è ancora atteso: il rappresentante ucraino per la politica delle sanzioni Vladyslav Vlasiuk aveva indicato a inizio ottobre come più realistica l'adozione del 22° pacchetto a novembre.
Fonti: Reuters, 20-22 ottobre 2026; Al Jazeera, Euronews, Ansa, 22 ottobre 2026; Graf von Westphalen, ottobre 2026; Ua.News, 3 ottobre 2026
Aggiornamento 24 ottobre · Petrolio
Dopo la deroga Usa sul petrolio russo il Brent ha ripreso a salire: 109,64 dollari nella notte del 21 ottobre e circa 110 il 22 (Reuters, valori intraday), poi una chiusura vicino a 113 dollari il 22 ottobre (+4% circa), ai massimi da inizio maggio, dopo gli attacchi rivendicati dagli Houthi in Arabia Saudita e le notizie sui piani Usa-israeliani contro l'Iran (Reuters via MarineLink). Il 23 ottobre il Brent ha toccato 114,7 dollari, massimo da cinque mesi, dopo le parole di Trump su una nuova operazione contro l'Iran (Times of Israel/Reuters). Secondo Morgan Stanley la settimana precedente l'export di greggio dal Medio Oriente era di circa 17 milioni di barili al giorno, contro circa 18 prima della guerra secondo Kpler; secondo quanto riportato da Fox News il Tesoro Usa sostiene invece che l'export del Golfo sia tornato sopra i livelli prebellici.
Fonti: Reuters, 21-22 ottobre 2026; MarineLink (Reuters), Rigzone, 22 ottobre 2026; Times of Israel (Reuters), 23 ottobre 2026; Fox News, 24 ottobre 2026
Aggiornamento 25 ottobre · Petrolio e gas
Venerdì 23 ottobre il Brent per consegna a dicembre ha chiuso a 116,72 dollari al barile (+3,1%), il livello più alto da aprile, dopo aver toccato 117,45 in seduta; il Wti ha superato i 103 dollari e Reuters stimava per il Brent un rialzo settimanale di circa il 6,7%. Il gas al Ttf di Amsterdam è salito a 93,21 euro al megawattora (+3,5%). Sui prezzi pesano gli scontri tra Houthi e Arabia Saudita e i timori di una nuova escalation tra Stati Uniti e Iran; secondo Reuters gli Emirati hanno segnalato una perdita di petrolio al largo di Umm Al Quwain e in Libia la chiusura di un oleodotto ha fermato due giacimenti.
Fonti: MarketScreener (Reuters), Ansa, 23 ottobre 2026; Arbiterz, Rio Times, 24 ottobre 2026
Aggiornamento 25 ottobre · Italia, il caso Eurallumina
Le sanzioni pesano anche su uno stabilimento italiano: Eurallumina di Portovesme, nel Sulcis, è di proprietà della russa Rusal, i cui beni sono congelati per le sanzioni; secondo Il Fatto Quotidiano le riserve hanno coperto l'attività solo fino a febbraio. Dopo la protesta di quattro operai saliti a 60 metri sul forno, il ministero delle Imprese si è impegnato a gestire la fase di emergenza; tre multinazionali hanno mostrato interesse e giovedì 29 ottobre un tavolo con il ministero dell'Economia dovrà indicare le risorse. L'impianto è fermo dal 2009 e dei 400 dipendenti ne restano 186; Sardegna Live indica come ipotesi la vendita negoziata o l'amministrazione straordinaria.
Fonti: Il Fatto Quotidiano, Sbircia la Notizia, 24 ottobre 2026; Sardegna Live, 23 ottobre 2026
Aggiornamento 26 ottobre · Russia e colloqui
Zelensky ha confermato alla tv TSN un nuovo round di colloqui trilaterali con Russia e Stati Uniti a novembre. Ha avvertito che allentare le sanzioni prima dei colloqui indebolisce la posizione di Kiev: il riferimento è alla deroga di Trump sul petrolio russo (Kyiv Independent). La Ria Novosti ha dato spazio alle critiche contro Zelensky sui social, dopo che aveva lamentato come la revoca di alcune restrizioni nell'accordo Mosca-Washington sul diesel tolga leve a Kiev. Il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov dice che Mosca è pronta a riprendere i negoziati dopo il 4 novembre; la sede più probabile è Abu Dhabi, intorno al 10 novembre. Secondo UA.NEWS Kiev proporrà una tregua energetica, l'export di grano e uno scambio di prigionieri «tutti per tutti»; Mosca, citando Lavrov, respinge le tregue che permettano all'Ucraina di riarmarsi (Vesti).
Fonti: Kyiv Independent, UA.NEWS, Vesti.ru, 25 ottobre 2026; Ria Novosti, 26 ottobre 2026
Aggiornamento 27 ottobre · Russia
Nella notte sul 27 ottobre, poche ore prima dell'avvio della tregua locale a Oleshky, missili balistici russi hanno colpito Kiev vicino a un campus universitario: per il sindaco Vitali Klitschko un morto e otto feriti, con finestre distrutte in due strutture sanitarie (Rté). Zelensky ha detto che «i ritardi artificiali nel fornire difesa aerea all'Ucraina aiutano il terrore» (Rfe/Rl). Mosca dice di poter valutare altre tregue umanitarie locali, ma di non voler rallentare la guerra; i colloqui con la mediazione Usa dovrebbero riprendere a novembre. A Mosca Putin terrà cinque incontri bilaterali al Forum dei Paesi esportatori di gas, tra cui uno con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian (Cbs News).
Fonti: Rté, Rfe/Rl, Ap (via Ksat), 27 ottobre 2026; Cbs News, 26 ottobre 2026
Aggiornamento 2 novembre · Russia
Il 28 ottobre la Commissione europea ha escluso la riapertura del gasdotto Nord Stream anche dopo la guerra; lo stop al gas russo entro la fine del 2027, ha precisato la portavoce Anna-Kaisa Itkonen, «non è collegato alle sanzioni né a eventi geopolitici». Lo stesso giorno il gas Ttf ha superato i 100 euro al megawattora per la prima volta da dicembre 2022. Il 30 ottobre gli Stati Uniti hanno approvato la vendita a Kiev di 500 missili Patriot; Zelensky propone di sospendere per un mese gli attacchi alle raffinerie russe in cambio dei missili. Al G20 degli Esteri di Atlanta Lavrov era presente e ha avuto un breve colloquio con Rubio.
Fonti: Euronews, Ansa Nuova Europa, 28 ottobre 2026; Il Post, Reuters, 30 ottobre 2026; Ansa, Radio Free Europe, 2 novembre 2026
Dossier

Corea del Nord

2006 – 2017

Le risoluzioni del Consiglio di sicurezza Onu

A ogni test nucleare o missilistico nordcoreano corrisponde storicamente una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu: dalla prima (2006, dopo il primo test nucleare) fino alla più recente (dicembre 2017, dopo il lancio di un missile intercontinentale), il regime sanzionatorio si è esteso progressivamente a embargo sulle armi, export di minerali e carbone, tetti alle importazioni di petrolio ed espulsione dei lavoratori nordcoreani all'estero.

Fonte: Arms Control Association
Dal 2024

Il veto russo e la fine del monitoraggio Onu

Nel marzo 2024 la Russia pone il veto al rinnovo del mandato del Panel of Experts Onu, l'organo che dal 2009 monitorava il rispetto delle sanzioni sulla Corea del Nord: di fatto, nessun nuovo strumento di verifica Onu è stato istituito da allora, anche se le sanzioni restano formalmente in vigore. Al suo posto è nato un meccanismo informale, il Multilateral Sanctions Monitoring Team (MSMT) — una coalizione di Paesi tra cui Usa, Giappone e Corea del Sud, fuori dal quadro delle Nazioni Unite — che pubblica report periodici sull'elusione delle sanzioni, incluse le attività informatiche e i lavoratori It nordcoreani all'estero.

Fonti: Pbs, 38 North, Dipartimento di Stato Usa
Dossier

Israele

Quadro al 10 settembre 2026

Nessun regime generale di sanzioni contro lo Stato di Israele

Israele non è sottoposto a un regime generale di sanzioni economiche paragonabile a quelli applicati a Iran, Russia o Corea del Nord. Non esiste quindi un embargo economico complessivo contro lo Stato israeliano da parte dell'Unione europea o degli Stati Uniti. Esistono però misure mirate contro specifici individui, organizzazioni e coloni israeliani legati a violenze e gravi violazioni dei diritti umani in Cisgiordania.

Situazione attuale

Nessuna sanzione economica generale contro Israele. L'Unione europea ha invece inserito nelle proprie liste soggetti ed entità riconducibili a coloni israeliani estremisti. Nel settembre 2026 diversi Paesi, tra cui Regno Unito, Francia e Canada, hanno inoltre annunciato o sostenuto restrizioni commerciali sui prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati. Queste misure riguardano gli insediamenti o soggetti specifici e non equivalgono a sanzioni economiche complessive contro lo Stato di Israele.

Fonti: Consiglio dell'Unione europea; dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri di 12 Paesi, 8 settembre 2026
Aggiornamento 24 ottobre · Corte penale internazionale
Il 22 ottobre il Parlamento europeo ha assegnato il Premio Sakharov 2026 per la libertà di pensiero alla Corte penale internazionale e al suo personale. Il 9 ottobre l'amministrazione Trump aveva annunciato sanzioni contro la Corte, legate al mandato d'arresto contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e all'indagine sulle truppe americane in Afghanistan. Secondo Euronews il voto era in stallo e l'astensione dei Patrioti per l'Europa ha permesso alla Corte di prevalere a maggioranza relativa sul tanzaniano Tundu Lissu; la cerimonia è prevista a Strasburgo il 16 dicembre. Si tratta di sanzioni contro un tribunale internazionale, non contro Israele.
Fonti: Euronews, EU Neighbours East, Business Recorder (Reuters), 22 ottobre 2026
Il quadro d'insieme

I dossier mostrano situazioni molto diverse: su Iran le sanzioni Onu sono tornate in vigore in blocco (snapback) e si affiancano a una pressione economica extraterritoriale sempre più ampia; su Russia l'Unione europea continua ad allargare il regime sanzionatorio, pacchetto dopo pacchetto, mentre gli Stati Uniti a ottobre 2026 hanno sospeso fino al 7 aprile 2027 le sanzioni sul gasolio russo e, pochi giorni dopo, l'Ue ha risposto con il più ampio ampliamento della propria lista dall'inizio della guerra (oltre 4.500 entità russe colpite); su Corea del Nord il sistema di sorveglianza Onu si è di fatto fermato dal 2024 per il veto russo, pur restando in vigore le sanzioni; su Israele non esiste invece un regime generale di sanzioni economiche, ma misure mirate contro specifici individui, organizzazioni e coloni e, in alcuni Paesi, restrizioni sui prodotti degli insediamenti nei territori palestinesi occupati.

Le sanzioni non sono uno strumento solo occidentale: il 12 ottobre 2026 la Cina ha sanzionato il ministro paraguaiano delle Tecnologie dell'informazione Gustavo Villate e il ministro degli Esteri del Belize Francis Fonseca per i legami con Taiwan, con congelamento di eventuali beni in Cina, divieto di ingresso (anche a Hong Kong e Macao) e divieto per cittadini e aziende cinesi di collaborare con loro. Il Paraguay ha respinto le misure («nessuna sanzione esterna condiziona le nostre decisioni», ha scritto Villate); per gli analisti citati da Associated Press il loro valore è soprattutto simbolico.

Fonti citate in questa pagina