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Ogni lunedì

I fatti della settimana

Cosa è successo nel mondo in sette giorni, per chi non ha avuto tempo di seguire tutto.

Da lunedì 26 ottobre a domenica 1 novembre 2026
A cura della redazione di Il Contribuente

Ucraina e Russia

Una batteria di missili Patriot durante un'esercitazione
Una batteria di missili Patriot durante un'esercitazione. Foto: U.S. Marine Corps, Pubblico dominio

La piccola tregua annunciata la settimana scorsa è partita davvero. Nella città occupata del Sud dell'Ucraina le armi hanno taciuto per alcuni giorni e i civili che volevano andarsene sono stati portati via in aereo, passando dalla Bielorussia. È un primo risultato concreto della mediazione americana, guidata in questo caso dalla moglie di Trump, Melania.

Fuori da quella città la guerra è continuata. Poche ore prima della tregua missili russi hanno colpito Kiev vicino a un'università. A fine settimana i droni russi hanno preso di mira centrali e linee elettriche: circa 280 mila famiglie sono rimaste senza luce tra Kiev e la regione di Dnipro.

L'America ha dato il via libera alla vendita all'Ucraina di 500 missili Patriot, le difese che servono a fermare i missili balistici. A pagarli sono Germania, Canada e Norvegia. Zelensky ha poi proposto uno scambio a Trump: un mese senza attacchi ucraini alle raffinerie russe in cambio dei Patriot.

Sulle trattative, Zelensky ha indicato la seconda settimana di novembre per un nuovo incontro a tre negli Emirati Arabi, dopo il voto americano. Il Cremlino parla di garanzie di sicurezza «reciproche». Il presidente finlandese e il premier norvegese hanno telefonato a Putin per novanta minuti, senza avvisare gli altri Paesi del Nord, che hanno preso le distanze. Al vertice del G20 in America il ministro degli Esteri russo Lavrov ha parlato per pochi minuti con il segretario di Stato Rubio.

In poche paroleUna piccola tregua ha funzionato, ma la guerra all'energia continua. Ora molto dipende dai missili americani e dal tavolo di novembre.

L'Europa

Il premier polacco Donald Tusk con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen
Il premier polacco Donald Tusk con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Foto: Unione europea, CC BY 4.0

È stata una settimana di lutto e di piazze. In Spagna due treni dell'alta velocità si sono scontrati sulla linea tra Madrid e Siviglia: 69 morti. Il ministro dei Trasporti ha definito «inspiegabile» il via libera dato a uno dei due treni.

Nelle strade la protesta dei giovani si è allargata. In Germania migliaia di ragazzi hanno manifestato contro il ritorno della leva militare: a Berlino 27 agenti feriti e decine di fermi. In Francia c'è stato il terzo sabato di proteste contro il carovita, con meno partecipanti ma centinaia di fermi. In Spagna la polizia ha fatto arresti a Valencia e Barcellona è rimasta in allerta.

In Polonia lo scontro tra i poteri dello Stato è ormai aperto. Il presidente della Corte costituzionale è stato sospeso, con l'appoggio del premier europeista Donald Tusk. Il presidente della Repubblica Karol Nawrocki, sovranista, è entrato con la forza nella sede della Corte. Davanti al palazzo ci sono state proteste e arresti.

Sul fronte economico la Banca centrale europea ha lasciato fermi i tassi, ma avverte che l'energia cara fa crescere il rischio di inflazione. La presidente Christine Lagarde lascerà a febbraio 2027. Il gas ha superato i 100 euro per la prima volta dal 2022 e Bruxelles ha chiarito che il gasdotto con la Russia non riaprirà nemmeno dopo la guerra. L'Unione ha firmato con il Canada un'«Alleanza per il futuro», mentre su entrambi pesano le minacce di dazi di Trump.

Domenica la Bulgaria ha eletto per la prima volta una donna presidente, la socialista Iliana Iotova. È andato a votare meno di un elettore su tre.

In poche paroleUn'Europa che piange le vittime di un treno e vede i giovani in strada. L'energia cara frena l'economia e la Banca centrale ha poco margine per aiutare.

Il mondo

Una portaerei americana attraversa lo Stretto di Hormuz
Una portaerei americana attraversa lo Stretto di Hormuz. Foto: U.S. Navy, Pubblico dominio

Lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del petrolio del mondo, resta chiuso per la guerra tra America e Iran. Una petroliera è finita sulle mine ed è andata a fuoco. A ottobre gli attacchi alle navi sono stati almeno 35, il numero più alto da quando è iniziata la guerra. I grandi Paesi produttori di petrolio hanno deciso di non aumentare l'estrazione.

Trump dice di «non avere fretta» con l'Iran, ma che restano «uno o due siti» da colpire. Teheran minaccia una risposta «senza confini». Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno incontrato per la prima volta insieme i vertici iraniani. In Iran il regista Jafar Panahi, Palma d'oro a Cannes, è stato condannato a cinque anni di carcere.

Martedì l'America vota per il Congresso: è il primo grande giudizio sul secondo mandato di Trump, e i sondaggi danno avanti i democratici. Venerdì a Wall Street i titoli tecnologici hanno avuto la giornata peggiore da giugno: gli investitori temono che le enormi spese per l'intelligenza artificiale rendano meno del previsto. La Banca centrale americana ha lasciato fermi i tassi, ma due membri volevano alzarli.

Secondo l'Fbi dietro il furto di 6,3 miliardi di dollari in criptovalute alla piattaforma Binance ci sono hacker della Corea del Nord. In Brasile la polizia ha chiesto all'Argentina di verificare se il figlio di Bolsonaro, sconfitto alle elezioni, sia fuggito all'estero; Buenos Aires smentisce. In Etiopia oltre 60 cristiani ortodossi sono stati uccisi in un attacco armato.

In poche paroleIl Golfo resta il punto da cui dipendono il prezzo della benzina e delle bollette. Martedì il voto americano dirà quanto Trump avrà ancora le mani libere.

Israele

Donald Trump e Benjamin Netanyahu in conferenza stampa alla Casa Bianca
Donald Trump e Benjamin Netanyahu in conferenza stampa alla Casa Bianca. Foto: Casa Bianca, Pubblico dominio

Israele occupa territori che non sono suoi: la Corte internazionale di giustizia dell'Onu ha giudicato illegale l'occupazione dei territori palestinesi. Netanyahu è ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Una commissione d'inchiesta dell'Onu ha concluso che a Gaza è in corso un genocidio. Israele respinge tutte queste accuse.

Martedì Israele ha votato e nessuno ha vinto davvero. Il blocco di Netanyahu ha 53 seggi su 120, quello del suo sfidante, l'ex capo dell'esercito Gadi Eisenkot, 48. Per governare ne servono 61: decideranno le trattative, e i 19 seggi dei partiti arabi possono pesare.

A Gaza si continua a morire anche con la tregua. Secondo il ministero della Salute di Gaza i palestinesi uccisi sono saliti a 74.594, cinquanta in più in una settimana, e i feriti sono più di 175 mila. Manca il pane: l'Egitto ha mandato farina, ma le organizzazioni umanitarie segnalano ancora carenze.

In Cisgiordania sono stati fermati cinque attivisti italiani e la Farnesina ne ha chiesto il rilascio. Sull'Iran, secondo la stampa americana, Trump ha sentito al telefono Netanyahu mentre gli Stati Uniti preparano una possibile ripresa dei raid.

In poche paroleNetanyahu resta primo ma senza maggioranza. A Gaza la tregua non ferma i morti, e la partita con l'Iran si gioca tra Washington e Gerusalemme.